Accoglienza profughi afghani: l’ospitalità presso privati e la rete SAI

Accoglienza profughi afghani: l’ospitalità presso privati e la rete SAI

Poiché numerosi privati si sono generosamente messi a disposizione per accogliere i cittadini afghani, sul tema della c.d. “Accoglienza in famiglia”, ANCI ha predisposto una nota tecnica per tutelare le singole persone e per informare e supportare i Comuni sulla tematica.

La nota chiarisce cosa si intende per accoglienza presso privati: l’ospitalità può essere offerta in co-abitazione o, ad esempio, tramite la condivisione di pasti, tramite il coinvolgimento in momenti di convivialità e socializzazione oppure attraverso l’accompagnamento nella conoscenza del territorio e dei servizi.

Bisogna ricordare che l’accoglienza in famiglia (o presso privati) viene considerata alla stregua di un servizio, per cui i posti presso i privati non possono considerarsi finanziati del SAI. Tale accoglienza non può essere frutto dell’improvvisazione, ma richiede una puntuale progettazione nell’ambito dei servizi di welfare del Comune. È necessario prevedere gli strumenti che disciplinino le procedure e le modalità di realizzazione dell’ospitalità, come ad esempio linee guida specifiche, procedure per individuare le famiglie ospitanti, valutazione degli spazi abitativi e predisposizione di sistemi di monitoraggio locale sull’andamento dell’ospitalità. Inoltre, i nuclei selezionati per l’ospitalità devono ricevere una preparazione propedeutica ed essere aggiornati costantemente.

È fondamentale ed indispensabile che l’accoglienza in famiglia abbia i medesimi obiettivi prefissati per il SAI e tutti convergenti nella riconquista di autonomia da parte dei beneficiari e di una loro emancipazione dallo stesso bisogno di accoglienza.

Se non si presta attenzione a tutti gli aspetti illustrati dalla nota, che si consiglia di leggere approfonditamente vista la delicatezza e la complessità della questione (clicca qui per leggerla), l’accoglienza in famiglia può presentare alcuni rischi. Ad esempio, è necessario che l’accoglienza sia inserita e raccordata con il Comune e con il SAI del territorio, per scongiurare il rischio di un circuito di ospitalità parallelo, autonomo e non dialogante, difficilmente governabile e gestibile.

L’ospitalità in famiglia/presso privati può rappresentare una risorsa importante al momento dell’uscita dell’accoglienza del SAI, come forma di housing sociale per sostenere il percorso di inserimento abitativo e di inclusione sociale dei beneficiari. Questo sistema facilita la costruzione di reti personali da parte delle persone accolte, accelera la tessitura di relazioni sociali e consolida l’autonomia personale.

Inoltre, si ricorda che una circolare del Ministero dell’Interno, concordata con ANCI, relativa all’accoglienza dei cittadini afghani evacuati con il ponte umanitario, rafforza il percorso di riconduzione al SAI delle strutture CAS, che sono state attivate in via emergenziale in queste settimane in collaborazione con i Comuni.

Sulla base delle procedure previste per l’impiego dei posti della rete SAI, è il Servizio centrale ad essere deputato allo svolgimento delle attività connesse all’inserimento dei beneficiari nell’ambito dei progetti gestiti dagli enti locali titolari, in virtù della necessità di una gestione unitaria del sistema. Per cui, per l’inserimento dei cittadini afghani nei progetti SAI territoriali, bisogna raccordarsi con il Servizio centrale.

Si ricorda la possibilità di sottoscrivere accordi di collaborazione con gli enti locali per gestire l’accoglienza seconda la disciplina del CAS e con oneri a carico del ministero dell’Interno, come indicato dalla circolare n.2496 del 24 Agosto.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO

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