Grande partecipazione e confronto costruttivo all’iniziativa promossa da ANCI Campania sul tema “PNRR e Coesione territoriale – Campania in rete: Comuni protagonisti del PNRR e della coesione territoriale”, svoltasi il 13 novembre presso la Sala Filippo Brunelleschi in occasione della 42ª Assemblea nazionale ANCI di Bologna.
Nel corso dell’incontro è arrivata una notizia accolta con grande entusiasmo da amministratori e delegazioni presenti: il Presidente nazionale di ANCI Gaetano Manfredi ha annunciato che l’Assemblea nazionale di ANCI Giovani 2026 si terrà a Napoli, confermando ancora una volta il ruolo centrale della Campania nel panorama amministrativo nazionale e nelle politiche dedicate ai giovani amministratori.
«È un riconoscimento importante – ha dichiarato il Presidente f.f. di ANCI Campania Francesco Morra – che premia l’impegno e la vitalità dei nostri Comuni e dei tanti giovani amministratori che ogni giorno lavorano per costruire una Campania più moderna, connessa e inclusiva. L’evento del 2026 sarà un momento di grande rilievo per tutto il nostro territorio».
Soddisfazione anche da parte del Coordinatore di ANCI Giovani Campania, Stefano Lombardi, che ha sottolineato come «la scelta di Napoli rappresenti un segnale forte: i giovani amministratori campani sono pronti a essere protagonisti e a costruire un appuntamento di alto profilo, aperto al confronto nazionale sulle nuove sfide del governo locale».
Durante la giornata è intervenuto anche il Segretario generale di ANCI Campania Aniello D’Auria, che oltre a coordinare i lavori ha annunciato un ulteriore appuntamento di grande rilievo: nel 2026 ANCI Campania celebrerà il suo 50° anniversario, con una serie di iniziative che coinvolgeranno istituzioni, amministratori e territori. «Sarà un’occasione per raccontare la storia della nostra Associazione – ha spiegato D’Auria – ma soprattutto per proiettare il nostro lavoro verso il futuro, rafforzando l’impegno a favore dei Comuni campani».
L’iniziativa di Bologna ha confermato l’importanza della collaborazione istituzionale e della rete tra amministrazioni, con numerosi interventi che hanno evidenziato criticità, opportunità e prospettive relative alla gestione del PNRR e alle politiche di coesione territoriale.
Nei prossimi mesi ANCI Campania comunicherà i dettagli organizzativi sia dell’Assemblea ANCI Giovani 2026 sia delle celebrazioni del 50° anniversario dell’Associazione.
100 comments

















100 Comments
Alessandro
14 Novembre 2025, 15:22Buongiorno con noi ci esistono prodotti finanziari che possono aiutare signalati in crif, protestati, pignorati, anche chi gli è stata sbatutta la porta in faccia dalla propria banca. Pouoi chiedere un prestito personale fino a 200.000€ per maggiori informazioni giorgiopintossi479@gmail.com
REPLYFinanceCartoons1a
14 Novembre 2025, 16:451.

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Il governo non aiuta i cartoni animati made in Italy. Dura protesta del settore
Il governo italiano cancella i finanziamenti per il settore dei cartoon made in Italy per le televisioni private e le piattaforme che operano in Italia
mer 3 apr 2024, 20:00 Commenti
Il governo italiano cancella i finanziamenti per il settore dei cartoon made in Italy per le televisioni private e mette a rischio 6mila posti di lavoro del settore, soprattutto di giovani che creano contenuti per i piccoli. A dirlo è CartoonItalia, l’associazione nazionale produttori di animazione.
Che cosa è successo? In pratica, il Consiglio dei Ministri nella revisione del Testo Unico dei Servizi Media Audiovisivi (TUSMAV) ha eliminato qualsiasi possibilità di inserire, come hanno in Francia, sottoquote di programmazione e di investimento, diciamo un 7%, da parte di televisioni private, come Mediaset, e di piattaforme che operano in Italia, da Netflix a Amazon, da Disney a Apple tv, per produrre serie e cartoni animati. Che vuol dire in parole povere? Che d’ora in poi ad occuparsene saranno solo gli enti pubblici (la Rai in particolare) favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
“E’ una decisione che condanna al soffocamento il comparto dell’animazione italiana e che priva le nuove generazioni di bambini e ragazzi dell’immaginario italiano, con un’offerta quasi esclusivamente americana. Una decisione apparentemente inspiegabile, dal momento che a favore della sottoquota animazione si erano già espressi il ministero della Cultura e la commissione Cultura della Camera”.

“Non comprendo- ha dichiarato Maria Carolina Terzi, presidente di Cartoon Italia- la scelta di questo Governo di mettere in ginocchio un comparto industriale che consta di oltre 50 aziende che dà lavoro a 6.000 giovani con un’età media tra i 20 e i 30 anni e che crea contenuti per bambini veicolando i valori che appartengono alla nostra tradizione culturale. Dal governo una miopia che impedisce la crescita naturale e necessaria per un comparto industriale e creativo, eccellenza del made in Italy”.
Tenendo conto delle resistenze delle televisioni private, Cartoon Italia aveva formulato una proposta al ministero della Cultura che esentava le emittenti generaliste (le reti Mediaset, La 7 etc.) dall’obbligo della sottoquota. Con questa decisione il Consiglio dei ministri ha preferito anteporre anche gli interessi economici di gruppi stranieri a quelli dei bambini e dei ragazzi italiani.
Fonti: La stampa
Dire.it
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Autore: Ironic74
Anche se imprigionati dalle avversità della vita… L’impronta dei nostri ricordi ci aprirà le porte! Anche se ostacolati da infiniti universi… Il nostro sangue bollente cambierà il destino!
100 commenti
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GianniGreed – 1 anni fa
73 8
Questo governo non aiuta nessuno, altro che cartoni animati. 🙄
halo – 1 anni fa
29 9
Perchè? Esistono?
Sanpog – 1 anni fa
23 50
Chi piange e dipende così tanto dall’elemosina dello stato doveva fallire ieri.
Io lavoro, smadonno e rimango competitiva nel mio settore, nessuno mi fa l’elemosina e se faccio cazzate posso chiudere baracca e burattini.
Il mercato, volendo, c’è; in giappone non c’è nessuna legge che impone solo animazioni giapponesi, che puntassero a quello.
Mirokusama – 1 anni fa
29 11
Ottima scelta per il governo che doveva esaltare le eccellenze nazionali, ma beh c’è il nuovo liceo, vuoi mettere…
Giona – 1 anni fa
42 7
Da un governo che dice di voler sostenere il made in Italy ci si poteva aspettare qualcosina di più.
somurie – 1 anni fa
29 5
Una stato che già non tutela gli artisti, in senso generico, non mi aspetto che possa considerare di tutelare l’animazione. Ancora oggi, nonostante ci sia un mercato molto più fiorente rispetto ad una decina di anni fa, la maggior parte del popolo italiota considera animazione e fumetti un prodotto al pari dei giocattoli.
 Olimpea – 1 anni fa
41 9
Un governo che si è riempito la bocca di "Made in Italy" e che nel pratico sta solo facendo danni.
otakuanonimo – 1 anni fa
36 4
Si aspettano supporto da chi gira gli spot sul "Made in Italy" in Slovenia?
 TheRealNear – 1 anni fa
23 3
Eppure si continuano a finanziare con fondi pubblici film di dubbio gusto e che, ormai, non incassano quasi neanche la metà dei soldi spesi; ma l’Italia è questa e ci si deve abituare…
Adrian1 – 1 anni fa
30 5
IL GOVERNO NON AIUTA I CARTONI ANIMATI MADE IN ITALY.
Sto governo attuale non sta aiutando nessuno non solo il settore dell’animazione, sono capaci solo di non fare nulla.
È un peccato perché con i giusti investimenti in Italia si pottebbero fare dei film animati molto interessanti come è accaduto in passato qualche volta.
Lino degli Allori – 1 anni fa
32 5
Questo governo non aiuta nessuno, altro che cartoni animati. 🙄
GianniGreed
Diciamoci la verità, come ogni governo ormai
La coperta è diventata troppo corta in questo paese, possiamo fare gli splendidi quanto vogliamo ma economicamente abbiamo le pezze al culo, 60 anni di scelte sbagliate e gente incompetente stanno venendo a galla.
Spiace per il settore dell’animazione ma non è che anche gli altri se la stiano cavando alla grande, posto che comunque, come han detto sopra, soldi per finanziare pellicole di merda al cinema ne hanno sempre, si stupiscono che il cinema in Italia va a puttane quando è 40 anni che non fanno altro che produrre o commedie demenziali o drammoni esistenziali entrambi indifferenti al pubblico, non una via di mezzo o qualcosa di diverso
Mx0 Cri – 1 anni fa
16 7
Ottima scelta per il governo che doveva esaltare le eccellenze nazionali
Mirokusama
l’animazione in Italia è un’eccellenza?
2247 – 1 anni fa
23 2
Sono certo che per compensare verrà istituito un Ministero della Sovranità Artistica.
Senza portafoglio probabilmente, ma vuoi mettere l’effetto che fa!
Viandante 1337 – 1 anni fa
19 3
Sono talmente disilluso con la politica italiana che ormai notizie del genere non mi sfiorano più di tanto
Doctor_Who – 1 anni fa
12 8
Sto governo attuale non sta aiutando nessuno
Adrian1
Quelli precedenti invece portavano personalmente i soldi a casa dei cittadini.
Fenar – 1 anni fa
9 13
Un governo che si è riempito la bocca di "Made in Italy" e che nel pratico sta solo facendo danni.
Olimpea
Quali danni? Sentiamo questo tuo profondo parere a riguardo.
Dato che li menzioni è giusto anche citarli tutti. Altrimenti è aria fritta.
MG10 – 1 anni fa
6 2
Questo governo non aiuta nessuno, altro che cartoni animati. 🙄
GianniGreed
Che poi guarda, io stesso toglierei il 90% dei vari bonus, sussidi e detrazioni varie però alcune le terrei. E quella per l’animazione è sicuramente tra di queste dato che si tratta di una spesa irrisoria dalla quale però dipende la sopravvivenza del settore
Utente165201 – 1 anni fa
13 4
Be’ questo governo non aiuta nessuno e loro non fanno eccezione…
Detto ciò però, non do completamente torto a chi dice che se queste aziende sono così tanto dipendenti dall’aiuto statale magari c’è da farsi due domande…
la scelta di questo Governo di mettere in ginocchio un comparto industriale che consta di oltre 50 aziende che dà lavoro a 6.000 giovani
Con questa decisione il Consiglio dei ministri ha preferito anteporre anche gli interessi economici di gruppi stranieri a quelli dei bambini e dei ragazzi italiani.
Ovviamente dispiace, sia chiaro, sono persone che si impegnano e lavorano per portare il pane a casa. Ma parliamo onestamente, a chi interessano i cartoni animati italiani?
Personalmente gli unici cartoni italiani che mi vengono in mente sono due: Calimero e le Winx.
La verità è che da quando le emittenti hanno smesso di comprare gli anime in TV non c’è un bel niente da guardare. Solo un mare di cartoni (credo americani) privi di trama, con episodi autoconclusivi fatti tutti in computer grafica.
Fortunatamente c’è Italia 1 che trasmette gli anime degli anni 80
gros chat – 1 anni fa
11 1
In Cina addirittura ostacolano la concorrenza straniera per favorire l’animazione locale… c’è chi esagera in un senso e chi nell’altro…
MkII – 1 anni fa
9 0
6000 persone? Addirittura? È strano, poiché le animazioni sono quasi tutte esternalizzate a ditte cinesi e/o coreane.
Rick1111 – 1 anni fa
10 7
Se avevano bisogno dell’elemosina dello stato (cioè i nostri soldi) per andare avanti per me potevano anche chiudere ieri
Chibi Goku – 1 anni fa
17 0
Che poi guarda, io stesso toglierei il 90% dei vari bonus, sussidi e detrazioni varie però alcune le terrei. E quella per l’animazione è sicuramente tra di queste dato che si tratta di una spesa irrisoria dalla quale però dipende la sopravvivenza del settore
MG10
Non è un sussidio o una detrazione, la sottoquota è l’obbligo da parte delle reti/servizi streaming di riservare quella data percentuali a prodotti di un particolare tipo (europei, italiani, con poi definite le percentuali di film ecc ecc).
Praticamente dato che in Italia e in in Europa si produce roba che non si incula nessuno la scelta è stata di obbligare chi trasmette in Italia a produrla per legge per rispettare le quote.
Onestamente trovo che sia peggio dei sussidi, perché è il perfetto modo per produrre roba che non vale niente e fatta al risparmio solo per rispettare una quota.
zazza – 1 anni fa
11 10
E’ perché mai dovrebbe aiutarli?
Lo Stato non dovrebbe finanziare un bel niente. Più sta fuori e meglio è.
ALUCARD80 – 1 anni fa
12 6
"il governo non aiuta"
fine
Lino degli Allori – 1 anni fa
13 0
Che poi guarda, io stesso toglierei il 90% dei vari bonus, sussidi e detrazioni varie però alcune le terrei. E quella per l’animazione è sicuramente tra di queste dato che si tratta di una spesa irrisoria dalla quale però dipende la sopravvivenza del settore
MG10
Non è un sussidio o una detrazione, la sottoquota è l’obbligo da parte delle reti/servizi streaming di riservare quella data percentuali a prodotti di un particolare tipo (europei, italiani, con poi definite le percentuali di film ecc ecc).
Praticamente dato che in Italia e in in Europa si produce roba che non si incula nessuno la scelta è stata di obbligare chi trasmette in Italia a produrla per legge per rispettare le quote.
Onestamente trovo che sia peggio dei sussidi, perché è il perfetto modo per produrre roba che non vale niente e fatta al risparmio solo per rispettare una quota.
Chibi Goku
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Juggern@ut – 1 anni fa
4 0
Che poi guarda, io stesso toglierei il 90% dei vari bonus, sussidi e detrazioni varie però alcune le terrei. E quella per l’animazione è sicuramente tra di queste dato che si tratta di una spesa irrisoria dalla quale però dipende la sopravvivenza del settore
MG10
Non è un sussidio o una detrazione, la sottoquota è l’obbligo da parte delle reti/servizi streaming di riservare quella data percentuali a prodotti di un particolare tipo (europei, italiani, con poi definite le percentuali di film ecc ecc).
Praticamente dato che in Italia e in in Europa si produce roba che non si incula nessuno la scelta è stata di obbligare chi trasmette in Italia a produrla per legge per rispettare le quote.
Onestamente trovo che sia peggio dei sussidi, perché è il perfetto modo per produrre roba che non vale niente e fatta al risparmio solo per rispettare una quota.
Chibi Goku
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Lino degli Allori
Tempo fa lessi un articolo dove si diceva che i principali usufruitori delle "maestranze" di Cinecittà erano gli Indiani di Bollywood……
Lino degli Allori – 1 anni fa
6 0
Che poi guarda, io stesso toglierei il 90% dei vari bonus, sussidi e detrazioni varie però alcune le terrei. E quella per l’animazione è sicuramente tra di queste dato che si tratta di una spesa irrisoria dalla quale però dipende la sopravvivenza del settore
MG10
Non è un sussidio o una detrazione, la sottoquota è l’obbligo da parte delle reti/servizi streaming di riservare quella data percentuali a prodotti di un particolare tipo (europei, italiani, con poi definite le percentuali di film ecc ecc).
Praticamente dato che in Italia e in in Europa si produce roba che non si incula nessuno la scelta è stata di obbligare chi trasmette in Italia a produrla per legge per rispettare le quote.
Onestamente trovo che sia peggio dei sussidi, perché è il perfetto modo per produrre roba che non vale niente e fatta al risparmio solo per rispettare una quota.
Chibi Goku
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Lino degli Allori
Tempo fa lessi un articolo dove si diceva che i principali usufruitori delle "maestranze" di Cinecittà erano gli Indiani di Bollywood……
Juggern@ut
Non me ne stupisco, bisognerebbe che l’industria facesse pace col cervello e ammettesse per la maggior parte di aver gente all’attivo che ha fatto il suo tempo o semplicemente incompetente ma finchè i soldi piovono gratis che glielo fa fare?
Chibi Goku – 1 anni fa
6 1
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Lino degli Allori
Sì ma letteralmente se togliamo la roba prodotta dalla Rai lo stato non mette soldi (ovviamente fermo restando che il settore ha svariati incentivi fiscali), la sottoquota costa 0 allo stato italiano, è semplicemente un "rispetta questi obblighi o scordati il mercato italiano", e a Netflix e simili conviene comunque produrre un po’ di merda italiana che perdersi l’intero mercato.
È un peccato perché di gente talentuosa ne abbiamo avuta e ne abbiamo anche ora, ma riusciamo sì e no a tirare fuori una film o serie di successo ogni tanto e quasi per puro caso.
Poi io non conosco abbastanza il cinema italiano per provare a identificare le cause, ma di certo l’incapacità dello stato di spendere in modo assennato i fondi (pensiamo alla fine ingloriosa di ItsArt, un progetto nato morto già a partire dal nome) non aiuta, ma non solo parlando di cinema.
laVeve78 – 1 anni fa
5 4
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
Lino degli Allori – 1 anni fa
3 0
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Lino degli Allori
Sì ma letteralmente se togliamo la roba prodotta dalla Rai lo stato non mette soldi, la sottoquota costa 0 allo stato italiano, è semplicemente un "rispetta questi obblighi o scordati il mercato italiano", e a Netflix e simili conviene comunque produrre un po’ di merda italiana che perdersi l’intero mercato.
È un peccato perché di gente talentuosa ne abbiamo avuta e ne abbiamo anche ora, ma riusciamo sì e no a tirare fuori una film o serie di successo ogni tanto e quasi per puro caso.
Poi io non conosco abbastanza il cinema italiano per provare a identificare le cause, ma di certo l’incapacità dello stato di spendere in modo assennato i fondi (pensiamo alla fine ingloriosa di ItsArt, un progetto nato morto già a partire dal nome) non aiuta, ma non solo parlando di cinema.
Chibi Goku
Io non saprei, non avendo fonti interne è sempre tutta speculazione, ma il nepotismo regna sovrano in quel settore, son sempre i soliti 3/4 nomi che si rimpallano di progetto in progetto i cui meriti artistici e/o anche solo puramente di ritorno economico lasciano a desiderare e parecchio. Comunque non è solo il pattume che produce la Rai a ciucciare i soldi, fra fondi regionali e adibiti specificamente al settore molte pellicole vengono prodotte proprio allo scopo di accaparrarsi quei suddetti fondi, da lì esce tutta la merda che vediamo. Netflix quantomeno quel minimo sindacale ce lo mette per le sue serie anche nel nostro paese, al cinema invece stanno allo stato brado e si vede.
Basterebbe anche solo usare un minimo di criterio, creare una commissione di gente esperta del settore a livello critico e economico che possa valutare progetto per progetto un ritorno nell’investimento, quantomeno gente che ha sempre prodotto sterco tipo DeLaurentis sparirebbe dopo poco
Lino degli Allori – 1 anni fa
3 2
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
Così su due piedi è dura, anche perchè oggettivamente c’è ben poco da elencare che non sia molto di nicchia: che posso ricordarmi da aggiungere agli esempi tuoi ai miei tempi (mi sento vecchio) c’era Monster Allergy di carino.
Di recente credo l’unica roba prodotta sia giusto quella di Zero Calcare ma lì dietro ci stanno i dindi di Netflix quindi non saprei neanche se contarla
zazza – 1 anni fa
5 5
Poi io non conosco abbastanza il cinema italiano per provare a identificare le cause, ma di certo l’incapacità dello stato di spendere in modo assennato i fondi (pensiamo alla fine ingloriosa di ItsArt, un progetto nato morto già a partire dal nome) non aiuta, ma non solo parlando di cinema.
L’incapacità di spendere è una caratteristica intrinseca dello stato, per cui sarebbe meglio farne a meno.
Per citare uno che ne sapeva di più di me:
"Se lo Stato governasse il deserto del Sahara, in cinque anni ci sarebbe carenza di sabbia"
L’industria di animazione, se campa di sussidi, vuol dire che ha un problema. Invece di chiedere soldi a pioggia perché, per esempio non chiedere la riduzione di balzelli, permessi e altre scemenze inutili che hanno un impatto un po’ più reale.
 Ironic74 – 1 anni fa
8 2
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
No di roba esiste, non famosissima ma ecco un piccolo elenco di cose andate al cinema nel 2023 (quello più noto e distribuito è stato il film di Enzo D’ Alò).
Film animazione italiani 2023 | MYmovies.it
https://www.mymovies.it/film/2023/?genre=animazione&country=italia
Per quanto riguarda la maestranze nel settore, l’ ultimo che si è fatto notare è stato Massimiliano “Max” Narciso, character designer di War is Over! – Inspired by the Music of John & Yoko, che ha vinto la statuetta Oscar per il Miglior cortometraggio d’animazione.
XBurner – 1 anni fa
18 3
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
laVeve78 – 1 anni fa
3 1
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
No di roba esiste, non famosissima ma ecco un piccolo elenco di cose andate al cinema nel 2023 (quello più noto e distribuito è stato il film di Enzo D’ Alò).
Film animazione italiani 2023 | MYmovies.it
https://www.mymovies.it/film/2023/?genre=animazione&country=italia
Per quanto riguarda la maestranze nel settore, l’ ultimo che si è fatto notare è stato Massimiliano “Max” Narciso, character designer di War is Over! – Inspired by the Music of John & Yoko, che ha vinto la statuetta Oscar per il Miglior cortometraggio d’animazione.
Ironic74
grazie, adesso si studia qualche trailer!
dacxlee – 1 anni fa
1 2
Cacchio, mi dispiace… No, davvero, è una notizia molto triste e addirittura imbarazzante… Ma da dove tanta "ingeniosità"?! 🙄
Max Brigante – 1 anni fa
5 6
Governo ladro…
MG10 – 1 anni fa
9 3
Ovviamente dispiace, sia chiaro, sono persone che si impegnano e lavorano per portare il pane a casa. Ma parliamo onestamente, a chi interessano i cartoni animati italiani?
Personalmente gli unici cartoni italiani che mi vengono in mente sono due: Calimero e le Winx.
zioggiu
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
Zero___Zone – 1 anni fa
9 3
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
MG10
Se parliamo degli ultimi 20-25 anni io citerei “giusto per” anche i film Aida degli Alberi, Totò Sapore e Johan Padan a la descoverta delle Americhe (anche se mi sa che li ricordo solo io  ).
Poi ci sarebbe anche una serie animata prodotta dalla Rai una decina d’anni fa incentrata sulla pallavolo chiamata Spike Team (che se non ricordo male andò anche discretamente bene su Rai Gulp).
E ora che mi vengono in mente, per fare numero, si potrebbero pure contare tanti corto/medio-metraggi usciti direttamente in VHS prodotti dalla Kinder e Ferrero a fine anni ’90/primi anni 2000, tipo I Magicanti e i Tre Elementi, I Lunes e la Sfera di Lasifer, I Magotti e la Pentola Magica…
Ovviamente nulla di lontanamente paragonabile a prodotti d’animazione esteri ben più noti e remunerativi, però insomma a cercare bene qualche piccola perla d’animazione l’abbiamo prodotta anche noi, questo mi sembra giusto riconoscerlo 
Riguardo alla notizia sicuramente spiace anche a me per questi tagli all’animazione italiana, però con onestà devo ammettere che un po’ sono della stessa linea di pensiero espressa da Sanpog.
Se un settore (o un’azienda, o un qualsiasi tipo di attività produttiva, scegliete voi) si adagia quasi unicamente sui fondi statali per campare allora tanto vale tagliare fin da subito un ramo secco così.
Economicamente parlando non è altro che un “peso morto” che finisce per gravare sulle tasche di tutti, praticamente un vuoto a perdere sicuro o quasi.
Ripeto, è un peccato che questo discorso riguardi l’animazione (e dubito seriamente che quei fondi “risparmiati” dal governo verranno ben investiti in altro……anzi ne sono praticamente certo), però in senso assoluto credo che in questo caso, per quanto siano spietate, bisognerebbe seguire le leggi di mercato: se il tuo prodotto è valido, vende e ti reggi in piedi da solo prosegui pure, se non lo è chiudi e tanti saluti.
E’ un semplice discorso di buonsenso che a mio parere dovrebbe valere quasi sempre, non solo per l’animazione e non solo per il mercato italiano.
solista – 1 anni fa
12 3
50 aziende che producono…?
Onestamente tutti quelli che ho visto erano prodotti dalla rai (e quindi sarebbero fuori dal taglio).
Poi come è già stato detto finché si considera l’animazione solo per un target sotto i 5 anni non si andrà mai molto oltre.
Sì è fatto l’esempio dell’animazione giapponese. Vero produce moltissimo ma per molti target la maggior parte oltre i 12 anni.
Ad esempio quanti degli anime nel listone dei più visti del lunedì fareste vedere a una bambina di 9 anni?
Quanto aiuti economici se sono così vitali, le aziende devono farsi due conti perché il loro è un sistema in solo perdita. Vuol dire che non vendono ciò che producono i hanno una produzione altamente insufficiente da non reggere i costi.
Cero, torno all’animazione giapponese, loro sfruttano a livello di schiavismo i dipendenti, qui si spera di no.. ma non so quanto i nostri stipendi siano tanto più alti.
Sinceramente un azienda che per campare necessita ci aiuti gi stato e di canali televisivi obbligati a comprare i suoi prodotti, non è un esempio di "eccellenza" ma nemmeno di attività da mantenere
 Olimpea – 1 anni fa
9 3
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
I Gormiti, Monster Allergy, le Winx, Geronimo Stilton, Huntik (anche se qua ha collaborato anche il Canada).
Sono solo alcuni esempi, ma sono cartoni italiani che hanno segnato intere generazioni, me compresa.
 Ironic74 – 1 anni fa
13 1
Si ma io continuo a leggere di "soldi risparmiati". Come ha detto ChibiGoku sopra, lo Stato non tira fuori una lira in questa occasione, non è come i film che prendono i soldi se hanno determinati requisiti (li prendono anche dalle regioni se per esempio aiutano a reclamizzare il turismo) ma qui si tratta semplicemente di una mossa protezionistica. TV private e portali web dovevano offrire una quota alle produzioni nostrane, cosa che comunque avviene anche all’ estero. Quindi 0 soldi da parte dello Stato e l’ impegno di queste realtà a dare spazio in una tot percentuale sui loro palinsesti a prodotti italiani.
Si può discutere se questo sia effettivamente utile alla qualità e alla diffusione di questi prodotti, ma i soldi statali non c’ entrano nulla
solista – 1 anni fa
4 0
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
I Gormiti, Monster Allergy, le Winx, Geronimo Stilton, Huntik (anche se qua ha collaborato anche il Canada).
Sono solo alcuni esempi, ma sono cartoni italiani che hanno segnato intere generazioni, me compresa.
Olimpea
Mi sembra anche Drago Nero, ma non ci giurerei… controllo… sì ma con la RAI
Gormiti: Giochi preziosi
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi (stag. 
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Drago Nero: Bonelli Entertainment, NexusTV, PowerKids, Rai Kids
MrNeverLucky – 1 anni fa
11 8
‘Sto governo non da i soldi a chi ha avuto il tetto disintegrato dalle grandinate di quest’estate, immagina quanto gliene frega dell’animazione "Made in Italy" (sì, dopo 8 mesi ‘sto ancora aspettando gli aiuti del bando maltempo…).
8-cazzo-di-mesi!
C’è il settore videoludico che è un mercato che sta diventando sempre più importante nel mondo, e gli unici che organizzano qualcosa sono dei privati che in collaborazione con alcune università fanno dei concorsi con delle premiazioni che hanno come montepremi (non emozionatevi troppo) 2000 EURO! WOOOOOOOOOOH!
Se si va su bandionline ce ne sono tipo 34023842093842084028340923804280492830492830948209384209384028049823094820938409238049283049823094823098402983042348284
ma i soldi quando te li danno? Boh
per richiederne uno? Devi sacrificare la tua famiglia e la tua stirpe futura a C’thullusavac
I dati richiesti e la compilazione dei moduli? Il reparto psichiatrico è dietro l’angolo
Soldi a cazzo tanto per far vedere che stanno facendo (finta) di fare qualcosa
Thor12 – 1 anni fa
3 1
Eppure si continuano a finanziare con fondi pubblici film di dubbio gusto e che, ormai, non incassano quasi neanche la metà dei soldi spesi; ma l’Italia è questa e ci si deve abituare…
TheRealNear
Quei film e quelle serie TV sono diretti da gente con gli agganci giusti. L’obbiettivo non è incassare, è assicurarsi che l’elite e i loro amici abbiano uno stipendio.
MkII – 1 anni fa
5 4
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Fatto in subappalto da Hosem e Jiang Toon in Cina
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi
Fatto dalla coreana Akom e a Taiwan da Wang Film
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Fatto nelle Filippine da ToonCity e Snipple animation
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Animazioni fatte da Akom, Hanho e Hong Yang
rubber761 – 1 anni fa
0 3
Speriamo bene
Chibi Goku – 1 anni fa
4 1
Si ma io continuo a leggere di "soldi risparmiati". Come ha detto ChibiGoku sopra, lo Stato non tira fuori una lira in questa occasione, non è come i film che prendono i soldi se hanno determinati requisiti (li prendono anche dalle regioni se per esempio aiutano a reclamizzare il turismo) ma qui si tratta semplicemente di una mossa protezionistica. TV private e portali web dovevano offrire una quota alle produzioni nostrane, cosa che comunque avviene anche all’ estero. Quindi 0 soldi da parte dello Stato e l’ impegno di queste realtà a dare spazio in una tot percentuale sui loro palinsesti a prodotti italiani.
Si può discutere se questo sia effettivamente utile alla qualità e alla diffusione di questi prodotti, ma i soldi statali non c’ entrano nulla
Ironic74
Sì, sostanzialmente nella quota di produzione europee c’è una sottoquota di produzioni italiane ma a questa non c’è una sottoquota di animazione, quindi si è obbligati a produrre X contenuti italiani, con una quota minima di film, ma non c’è l’obbligo di supportare l’animazione italiana.
La scelta è sostanzialmente quella di far produrre più serie tv/film a discapito dell’animazione.
Probabilmente è una questione un po’ complessa per una news e per spiegarla bene servirebbe prima un’articolo su come funzionano le quote (che se si è capito non è che mi convincano molto, ma onestamente servirebbe un’analisi più approfondita per vedere quali sono le produzioni nate grazie a queste quote e quante di esse sono effettivamente prodotti validi) .
Utente165201 – 1 anni fa
3 3
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Quel film avrà anche avuto dei premi ma guardando il trailer ha la grafica e le animazioni di Gta San Andreas. Non riesco proprio a guardarlo.
Ovviamente dispiace, sia chiaro, sono persone che si impegnano e lavorano per portare il pane a casa. Ma parliamo onestamente, a chi interessano i cartoni animati italiani?
Personalmente gli unici cartoni italiani che mi vengono in mente sono due: Calimero e le Winx.
zioggiu
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
MG10
Ci sono sicuramente tante produzioni italiane, ma appunto, così su due piedi non viene in mente quasi niente e per trovarle bisogna cercarle su Internet, quindi non hanno lasciato il segno sugli spettatori.
Invece chiunque, anche se non appassionato, saprebbe fare una lista (anche abbastanza lunga) di anime trasmessi in TV
Thor12 – 1 anni fa
2 2
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Fatto in subappalto da Hosem e Jiang Toon in Cina
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi
Fatto dalla coreana Akom e a Taiwan da Wang Film
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Fatto nelle Filippine da ToonCity e Snipple animation
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Animazioni fatte da Akom, Hanho e Hong Yang
MkII
Anche i cartoni americani dagli anni 70 a tutt’oggi sono fatti in Asia a livello di manodopera. Questo li rende asiatici e non americani?
E poi sarò onesto: se gli animatori italiani sono capaci solo di fare roba tipo Dragonero o Ragazze dell’Olimpo allora ben venga l’appalto a studi d’animazione stranieri.
Echo – 1 anni fa
11 0
Ma che tristezza.
Già la situazione era brutta prima, adesso condanniamo definitivamente un settore che avrebbe potuto dare tantissimo.
Mi pare che questo governo faccia solo danni e stia puntando a tagliare il più possibile nei settori dove i beneficiari sono le persone più giovani e i bambini, in modo da tenersi cari i voti degli over 50
Per chi non conosce serie e cartoni realizzati in Italia, credo che si stia perdendo un po’ di vista i diversi target. Qua si parla soprattutto di cartoni per bambini o fasce di età molto giovani.
Ho diversi amici e consocenti che sono diventati genitori di recente e si sono resi conto che rispetto a 20-30 anni fa c’è stato un gigantesco calo di cartoni o programmi per bambini rivolti alla prima infanzia, età prescolare o primi anni delle elementari.
Quasi tutto quello che si trova in tv sono cartoni americani o se va bene qualche vecchio anime come Heidi. Che per carità, vanno bene, ma avete presente tutto il filone pedagogista-educativo che una volta c’era in tv e ora è scomparso o rischia di sparire (Albero Azzurro, Melevisione, Pimpa etc)?
E non è solo quello, si preclude anche, a chi ha interesse nel settore, la possibilità di intraprendere un percorso di studi perché potrà trovare lavoro solo all’estero, e non tutti possono permetterselo.
Chi piange e dipende così tanto dall’elemosina dello stato doveva fallire ieri.
Io lavoro, smadonno e rimango competitiva nel mio settore, nessuno mi fa l’elemosina e se faccio cazzate posso chiudere baracca e burattini.
Il mercato, volendo, c’è; in giappone non c’è nessuna legge che impone solo animazioni giapponesi, che puntassero a quello.
Sanpog
Scusa, ma perché siccome la situazione è brutta per te allora deve esserlo per tutti?
Qua poi si tratta di un settore che già è svantaggiato (costa molto meno importare prodotti già finiti piuttosto che produrli – più o meno parzialmente visto che cmq spesso si delocalizza – in loco) e di cui tutti dovrebbero beneficiare, soprattutto i minori :/
Che vuol dire in parole povere? Che d’ora in poi ad occuparsene saranno solo gli enti pubblici (la Rai in particolare) favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
Considerata la situazione alla Rai (negli ultimi anni ma soprattutto con quello che sta facendo il governo attuale), la vedo proprio grigia…
solista – 1 anni fa
6 2
‘Sto governo non da i soldi a chi ha avuto il tetto disintegrato dalle grandinate di quest’estate, immagina quanto gliene frega dell’animazione "Made in Italy" (sì, dopo 8 mesi ‘sto ancora aspettando gli aiuti del bando maltempo…).
8-cazzo-di-mesi!
C’è il settore videoludico che è un mercato che sta diventando sempre più importante nel mondo, e gli unici che organizzano qualcosa sono dei privati che in collaborazione con alcune università fanno dei concorsi con delle premiazioni che hanno come montepremi (non emozionatevi troppo) 2000 EURO! WOOOOOOOOOOH!
Se si va su bandionline ce ne sono tipo 34023842093842084028340923804280492830492830948209384209384028049823094820938409238049283049823094823098402983042348284
ma i soldi quando te li danno? Boh
per richiederne uno? Devi sacrificare la tua famiglia e la tua stirpe futura a C’thullusavac
I dati richiesti e la compilazione dei moduli? Il reparto psichiatrico è dietro l’angolo
Soldi a cazzo tanto per far vedere che stanno facendo (finta) di fare qualcosa
MrNeverLucky
In abruzzo stanno aspettando molto di più che un tetto da riparare, e nel frattempo quanti governi sono passati?
– Berlusconi
– Monti
– Letta
– Renzi
– Gentiloni
– Conte
– Conte
– Draghi
Utente74085 – 1 anni fa
7 8
Giusto ieri ho letto che da quest’anno per la pensione anticipata (non la classica anticipata) non basteranno più 20 anni di contributi, 64 anni di età e 2,8 volte l’assegno sociale per andare in pensione… nota bene con 64 anni come età variabile sulla base dell’aspettativa di vita, solo verso l’alto (3 mesi ogni 2 anni circa se l’aspettativa di vita si alza).
Hanno deciso di aumentare a 3 volte l’assegno sociale e i 20 anni di contributi andranno da ora in avanti anche loro ad aumentare.
Praticamente al posto di rendere più semplice il pensionamento per i giovani con carriere discontinue rendendo l’anticipato (che in linea di massima era un modo per andare 3 anni prima) più accessibile l’hanno reso ancora più inacesssibile.
Ad oggi tutti i tipi di pensionamento prevedono età rimodulata sulla base dell’aspettativa di vita e le più realistiche per i più giovani (che probabilmente non riusciranno a mettere da parte abbastanza contributi da andare con l’anticipata normale che richiede 43 anni di contributi a salire a prescindere dall’età) sono:
– la pensione di vecchiaia (20 anni per ora fissi + 67 anni di età a salire)
– vecchiaia contributiva (solo per contributivi puri ossia per tutti i giovani 5 anni di contributi per ora fissi + 71 anni di età a salire).
Quando andrò io ho calcolato che nel peggiore dei casi l’età della pensione di vecchiaia sarà salita già a 71 anni quella di vecchiaia contributiva 76 anni… e questo se le cose non peggiorano ancora (e io ho 31 anni ed ho iniziato a lavorare neanche troppo tardi a 24 anni (e iniziando già a 24 l’anticipata non è che mi faccia risparmiare chissà quanti anni, anzi è probabile che più o meno sia equivalente andare con l’anticipata o con la vecchiaia, anche se riuscissi ad avere una carriera lavorativa continua), quindi per chi è ancora più giovane andrà ancora peggio).
Le promesse sulle accise ovviamente sono state disattese (anzi hanno ripristinato anche quelle che aveva tolto Draghi).
Sui bonus se il governo conte era troppo generoso questo governo ha gestito la transizione malissimo mettendo nei casini un sacco di aziende e cittadini che da un giorno all’altro si sono ritrovati con un buco normativo e crediti da riscuotere allo stato che fa di tutto per rendere la procedura di recupero molto complicata. Ma non solo sono stati aboliti quelli tipo il 110 che avevano parecchi difetti, pure quelli per i giovani che vogliono comprare casa (che invece erano ottimi incentivi, ne ho usufruito anch’io).
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua (d’altronde erano tutti amiconi di putin fino a 5 minuti prima).
Non solo, hanno avuto anche il coraggio di aumentare l’IVA sui prodotti dell’infanzia e sui tamponi… poi hanno il coraggio di dire che sono per la famiglia… bah.
Stanno facendo tagli senza precedenti allo stato sociale e in tutti i settori.
Di fatto il taglio ai cartoni animati nostrani mi pare solo la ciliegina sulla torta. D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Francamente non sono mai stato un grande fan dei 5s e il PD alleato dei 5s non mi fa impazzire neanche… ma peggio del governo attuale non penso ci sia proprio nulla.
Sicuramente sono in minoranza (altrimenti non ci sarebbe questo governo) ma l’unico governo degli ultimi decenni che ricordo con favore è il governo Draghi (pur con tutti i limiti della sua maggioranza parlamentare mista e contraddittoria che comunque ne ha limitato le azioni positive… ma il fatto di aver blindato i fondi PNNR ad alcune riforme fondamentali e aver quindi blindato l’Italia a stare in europa è un suo grande merito. Fortunatamente i soldi piacciono a tutti i governi quindi perlomeno alcune cose positive saranno costretti a farle anche in questo governo per avere i soldi UE).
Chibi Goku – 1 anni fa
6 7
Tralasciando che è profondamente OT non esistendo politiclick
D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Frence
Questo in quale stato?
Non certo in Italia, dove la spesa pubblica e la pressione fiscale non si riduce sostanzialmente mai, sotto nessun governo, a meno di particolari congiunture favorevoli (cito per esempio questo articolo).
Per altro non si capisce il nesso logico tra tagli lineari e il favorire gli evasori (al massimo è il contrario, il taglio delle tasse favorisce chi non evade).
Ragiona di testa tua invece di citare pari pari la propaganda di sinistra.
Fermo restando che tutto questo non ha attinenza con la notizia, che è una questione di come vengono destinate le quote di prodotti italiani, non di distribuzione della spesa pubblica.
Lino degli Allori – 1 anni fa
1 1
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
 Ironic74 – 1 anni fa
2 2
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
Lino degli Allori
Oltre a vincere premi, la pagnotta la portano a casa in diversi
Finizio, che vi abbiamo portato in live, si è occupato di diverse animazioni di SpiderMan di Morales, e non è l’unico italiano a lavorarci. Senza contare i tanti animatori che hanno lavorato a Claus, ed atri che stanno in diversi studios importanti.
Lino degli Allori – 1 anni fa
0 0
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
Lino degli Allori
Oltre a vincere premi, la pagnotta la portano a casa in diversi
Finizio, che vi abbiamo portato in live, si è occupato di diverse animazioni di SpiderMan di Morales, e non è l’unico italiano a lavorarci. Senza contare i tanti animatori che hanno lavorato a Claus, ed atri che stanno in diversi studios importanti.
Ironic74
Ok ma qui si sta parlando di studi a livello nazionale, che poi all’estero la situazione sia ben diversa non è una sorpresa, per i ragazzi che producono animazione a livello locale la pagnotta è piuttosto complessa da portare a casa da cosa capisco
 Ironic74 – 1 anni fa
9 3
Sono costretti ad andare all’ estero perché in Italia non possono lavorare, ma i talenti ci sono. Senza contare che in Italia esiste una delle più importanti scuole di animazione a livello europeo: la Nemo, che ha avuto tra gli insegnanti gente del calibro di Hanna & Barbera o Takahata.
Lino degli Allori – 1 anni fa
4 0
Sono costretti ad andare all’ estero perché in Italia non possono lavorare, ma i talenti ci sono. Senza contare che in Italia esiste una delle più importanti scuole di animazione a livello europeo: la Nemo, che ha avuto tra gli insegnanti gente del calibro di Hanna & Barbera o Takahata.
Ironic74
Ma nessuno infatti ha parlato del fatto che non ci siano talenti in Italia, se dei premi li vincono un motivo ci sarà pure, non capisco questa tangente, qui si sta parlando a livello prettamente economico e materialistico e sotto quel punto di vista (limitandoci a questo paese) è una carriera senza certezze e per la maggior parte senza possibilità di fare carriera nei confini nazionali. A livello "mondo" se l’industria esiste è perchè di soldi se ne fanno e anche tanti ma nella nostra piccola bolla siamo indietro di tipo 40 anni in questo campo
solista – 1 anni fa
4 4
Giusto ieri ho letto che da quest’anno per la pensione anticipata (non la classica anticipata) non basteranno più 20 anni di contributi, 64 anni di età e 2,8 volte l’assegno sociale per andare in pensione… nota bene con 64 anni come età variabile sulla base dell’aspettativa di vita, solo verso l’alto (3 mesi ogni 2 anni circa se l’aspettativa di vita si alza).
Hanno deciso di aumentare a 3 volte l’assegno sociale e i 20 anni di contributi andranno da ora in avanti anche loro ad aumentare.
Praticamente al posto di rendere più semplice il pensionamento per i giovani con carriere discontinue rendendo l’anticipato (che in linea di massima era un modo per andare 3 anni prima) più accessibile l’hanno reso ancora più inacesssibile.
Ad oggi tutti i tipi di pensionamento prevedono età rimodulata sulla base dell’aspettativa di vita e le più realistiche per i più giovani (che probabilmente non riusciranno a mettere da parte abbastanza contributi da andare con l’anticipata normale che richiede 43 anni di contributi a salire a prescindere dall’età) sono:
– la pensione di vecchiaia (20 anni per ora fissi + 67 anni di età a salire)
– vecchiaia contributiva (solo per contributivi puri ossia per tutti i giovani 5 anni di contributi per ora fissi + 71 anni di età a salire).
Quando andrò io ho calcolato che nel peggiore dei casi l’età della pensione di vecchiaia sarà salita già a 71 anni quella di vecchiaia contributiva 76 anni… e questo se le cose non peggiorano ancora (e io ho 31 anni ed ho iniziato a lavorare neanche troppo tardi a 24 anni (e iniziando già a 24 l’anticipata non è che mi faccia risparmiare chissà quanti anni, anzi è probabile che più o meno sia equivalente andare con l’anticipata o con la vecchiaia, anche se riuscissi ad avere una carriera lavorativa continua), quindi per chi è ancora più giovane andrà ancora peggio).
Le promesse sulle accise ovviamente sono state disattese (anzi hanno ripristinato anche quelle che aveva tolto Draghi).
Sui bonus se il governo conte era troppo generoso questo governo ha gestito la transizione malissimo mettendo nei casini un sacco di aziende e cittadini che da un giorno all’altro si sono ritrovati con un buco normativo e crediti da riscuotere allo stato che fa di tutto per rendere la procedura di recupero molto complicata. Ma non solo sono stati aboliti quelli tipo il 110 che avevano parecchi difetti, pure quelli per i giovani che vogliono comprare casa (che invece erano ottimi incentivi, ne ho usufruito anch’io).
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua (d’altronde erano tutti amiconi di putin fino a 5 minuti prima).
Non solo, hanno avuto anche il coraggio di aumentare l’IVA sui prodotti dell’infanzia e sui tamponi… poi hanno il coraggio di dire che sono per la famiglia… bah.
Stanno facendo tagli senza precedenti allo stato sociale e in tutti i settori.
Di fatto il taglio ai cartoni animati nostrani mi pare solo la ciliegina sulla torta. D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Francamente non sono mai stato un grande fan dei 5s e il PD alleato dei 5s non mi fa impazzire neanche… ma peggio del governo attuale non penso ci sia proprio nulla.
Sicuramente sono in minoranza (altrimenti non ci sarebbe questo governo) ma l’unico governo degli ultimi decenni che ricordo con favore è il governo Draghi (pur con tutti i limiti della sua maggioranza parlamentare mista e contraddittoria che comunque ne ha limitato le azioni positive… ma il fatto di aver blindato i fondi PNNR ad alcune riforme fondamentali e aver quindi blindato l’Italia a stare in europa è un suo grande merito. Fortunatamente i soldi piacciono a tutti i governi quindi perlomeno alcune cose positive saranno costretti a farle anche in questo governo per avere i soldi UE).
Frence
decisamente OT rispetto all’articolo. Comunque cito solo una tua frase:
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua
Non mi apre che il governo abbia mai avuto alcun dubbio su quale linea seguire, al contrario dell’opposizone.
Ah la spesa/finanziamento per la sanità è aumentata di 3 miliardi di euro.
fine OT
laVeve78 – 1 anni fa
6 0
Giusto ieri ho letto…..
Quando andrò io ho calcolato…..
Frence
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
Shan74 – 1 anni fa
12 4
Da un governo conservatore con delle politiche medioevali che ci si poteva aspettare?
Utente162817 – 1 anni fa
3 9
Non capisco perche’ dovrebbero essere i cittadini a finanziare le aziende di animazione.
Se hai le capacita’ non ti serve lo stipendio dagli italiani per fare i tuoi progetti.
Lamentarsi di questa cosa e’ ridicolo e infantile dai!
hhnn – 1 anni fa
7 7
se magari fai un anime di destra vedi che i finanziamenti arrivano   
Utente74085 – 1 anni fa
4 4
Tralasciando che è profondamente OT non esistendo politiclick
Chibi Goku
Non è OT, l’articolo riguarda una questione politica, ho solo ampliato il discorso perché a mio parere si tratta di uno schema.
Per altro non si capisce il nesso logico tra tagli lineari e il favorire gli evasori (al massimo è il contrario, il taglio delle tasse favorisce chi non evade).
Chibi Goku
I tagli lineari non sono collegati al favorire gli evasori… semplicemente stanno facendo entrambe le cose tra eliminazione delle multe sull’accettazione dei pagamenti elettronici (favorendo il nero) e tagli lineari che favoriscono i più ricchi (quelli che pagano le tasse) (ma vanno a danno dei più poveri).
Ragiona di testa tua invece di citare pari pari la propaganda di sinistra.
Chibi Goku
Sono tutte parole mie, ragionamenti miei, non ho mai fatto propaganda per nessuno.
Fermo restando che tutto questo non ha attinenza con la notizia, che è una questione di come vengono destinate le quote di prodotti italiani, non di distribuzione della spesa pubblica.
Chibi Goku
Invece è una questione di spesa pubblica. Si può decidere di sovvenzionare in parte un settore con degli incentivi oppure si può decidere di non farlo. Questo governo gli incentivi li taglia in tutti i sensi per chiunque (incentivi che se spesi bene danno un ritorno positivo… perché se in questo caso i giovani nel settore restano senza lavoro chi poi gli paga la disoccupazione alla fin fine siamo tutti noi con le tasse).
Le poche sovvenzioni esistenti fino ad oggi hanno comunque dato un futuro a tanti giovani di talento (il che significa che erano investimenti con un ritorno positivo), tagliare come se fossero solo spese è semplicemente miope.
Non mi apre che il governo abbia mai avuto alcun dubbio su quale linea seguire, al contrario dell’opposizone.
Ah la spesa/finanziamento per la sanità è aumentata di 3 miliardi di euro.
solista
Mi sarò sognato Salvini che ogni 3×2 faceva propaganda per il suo amicone putin e la Meloni che sosteneva Orban in ogni possibile occasione (lo stesso che ha fatto un accordo con putin per il gas in un momento in cui tutti gli altri paesi europei approvavano le sanzioni).
Ah magari chiedersi dove sono stati dirottati i soldi non sarebbe male… non mi pare sia un caso se cresce la sanità privata (mentre quella pubblica è sempre più in difficoltà con code fuori norma).
Faccio notare che sei più OT tu che io… Ho semplicemente analizzato la questione in modo più ampio.
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
laVeve78
Era un’analisi per far capire in che direzione tira il vento… non era un’analisi di fantapensione, stavo illustrando come il taglio descritto nell’articolo sia assolutamente comparabile a molti altri e mi è venuto in mente questo particolare che sarà sfuggito ai più (visto che i giovani non pensano spesso alle pensioni), è un’analisi realistica di come tra qualche anno i giovani si ritroveranno 70enni con condizioni sempre peggiori se le cose continuano in questo modo. Il che si ricollega proprio all’articolo, perché se in quel settore ci sono tanti giovani che lavorano e che resteranno a casa grazie a questi tagli miopi il problema sarà poi che questi ultimi dovranno necessariamente pesare sul resto della comunità (perlomeno finché non trovano un’altra occupazione… e poi molto più avanti quando si ritroveranno una carriera lavorativa discontinua).
Poi so che il mio commento essendo politicamente non neutro non è piaciuto, ma ho solo scritto dati di fatto… non è il primo taglio e non sarà neanche l’ultimo fatto in questo modo perché la direzione è quella.
Nota bene: non ho idea di come si faccia ad essere politicamente neutri in questi casi quindi se il team di animeclick non vuole commenti politici questa tipologia di articoli non va pubblicata. Se no un minimo di tolleranza sotto questo punto di vista ci vuole (e penso ci sia, altrimenti nessuno dei nostri commenti sarebbe ancora in piedi). Dopotutto diventa difficile esprimere un concetto dietro censura.
Ho provato comunque in questo commento a focalizzare di più il discorso.
Sanpog – 1 anni fa
1 0
Chi piange e dipende così tanto dall’elemosina dello stato doveva fallire ieri.
Sanpog
Ho letto tanti commenti che "lo stato spende zero" e—per essere precisa—"dipendere dall’elemosina dello stato" comprende obbligare dei privati a fare l’elemosina. È la stessa merda.
Fenar – 1 anni fa
7 2
Comunque sarebbe giusto precisare che ci sono 2800 miliardi di debito pubblico.
Quindi che taglino l’animazione o i capelli (testa) a Ironic non è la fine del mondo…
Un Grazie speciale a Ironic per la ruspante discussione.
Serviva per verificare quanta gente stava parcheggiata nel sito e aumentare qualche click.
Aspettiamo ora l’aggiornamento sulla mobilitazione in piazza per esternare il disagio con il compagno Landini.
zazza – 1 anni fa
5 3
Invece è una questione di spesa pubblica. Si può decidere di sovvenzionare in parte un settore con degli incentivi oppure si può decidere di non farlo.
"Non esistono soldi pubblici, solo soldi dei contribuenti". Sovvenzionare è solo una droga che non risolve i problemi.
Se serve la sovvenzione statale per far sopravvivere il settore, allora lo stesso non e’ sostenibile. In realtà, l’industria animata italiana dovrebbe chiedere meno tasse, meno burocrazia e più spazio all’iniziativa privata. Ma è più facile chiedere soldi alla Bestia.
rosemary – 1 anni fa
4 1
esempi delle produzioni made in Italy?
REPLYcosì il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
FinanceCartoons2a
14 Novembre 2025, 16:54Lino degli Allori – 1 anni fa
3 0
3/4 del cinema italiano in sostanza, riempiamoci la bocca quanto vogliamo ma la maggior parte dei film nostrani son tutti in rimessa, tutti soldi che lo stato butta al vento per far campare un industria che non prova a innovarsi da decenni. Forse fosse il pubblico a decidere cosa premiare davvero si avrebbe un minimo di incoraggiamento in più a fare bene, invece vedi sempre le solite commedie cringe o film oscar-bait che alla fine dei giochi non si incula mai nessuno. Pare che le indagini di mercato non le faccia nessuno da queste parti ma nel dubbio intanto diamo un po’ di soldi in giro a gente che non li merita che male non fa
Lino degli Allori
Sì ma letteralmente se togliamo la roba prodotta dalla Rai lo stato non mette soldi, la sottoquota costa 0 allo stato italiano, è semplicemente un "rispetta questi obblighi o scordati il mercato italiano", e a Netflix e simili conviene comunque produrre un po’ di merda italiana che perdersi l’intero mercato.
È un peccato perché di gente talentuosa ne abbiamo avuta e ne abbiamo anche ora, ma riusciamo sì e no a tirare fuori una film o serie di successo ogni tanto e quasi per puro caso.
Poi io non conosco abbastanza il cinema italiano per provare a identificare le cause, ma di certo l’incapacità dello stato di spendere in modo assennato i fondi (pensiamo alla fine ingloriosa di ItsArt, un progetto nato morto già a partire dal nome) non aiuta, ma non solo parlando di cinema.
Chibi Goku
Io non saprei, non avendo fonti interne è sempre tutta speculazione, ma il nepotismo regna sovrano in quel settore, son sempre i soliti 3/4 nomi che si rimpallano di progetto in progetto i cui meriti artistici e/o anche solo puramente di ritorno economico lasciano a desiderare e parecchio. Comunque non è solo il pattume che produce la Rai a ciucciare i soldi, fra fondi regionali e adibiti specificamente al settore molte pellicole vengono prodotte proprio allo scopo di accaparrarsi quei suddetti fondi, da lì esce tutta la merda che vediamo. Netflix quantomeno quel minimo sindacale ce lo mette per le sue serie anche nel nostro paese, al cinema invece stanno allo stato brado e si vede.
Basterebbe anche solo usare un minimo di criterio, creare una commissione di gente esperta del settore a livello critico e economico che possa valutare progetto per progetto un ritorno nell’investimento, quantomeno gente che ha sempre prodotto sterco tipo DeLaurentis sparirebbe dopo poco
Lino degli Allori – 1 anni fa
3 2
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
Così su due piedi è dura, anche perchè oggettivamente c’è ben poco da elencare che non sia molto di nicchia: che posso ricordarmi da aggiungere agli esempi tuoi ai miei tempi (mi sento vecchio) c’era Monster Allergy di carino.
Di recente credo l’unica roba prodotta sia giusto quella di Zero Calcare ma lì dietro ci stanno i dindi di Netflix quindi non saprei neanche se contarla
zazza – 1 anni fa
5 5
Poi io non conosco abbastanza il cinema italiano per provare a identificare le cause, ma di certo l’incapacità dello stato di spendere in modo assennato i fondi (pensiamo alla fine ingloriosa di ItsArt, un progetto nato morto già a partire dal nome) non aiuta, ma non solo parlando di cinema.
L’incapacità di spendere è una caratteristica intrinseca dello stato, per cui sarebbe meglio farne a meno.
Per citare uno che ne sapeva di più di me:
"Se lo Stato governasse il deserto del Sahara, in cinque anni ci sarebbe carenza di sabbia"
L’industria di animazione, se campa di sussidi, vuol dire che ha un problema. Invece di chiedere soldi a pioggia perché, per esempio non chiedere la riduzione di balzelli, permessi e altre scemenze inutili che hanno un impatto un po’ più reale.
 Ironic74 – 1 anni fa
8 2
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
No di roba esiste, non famosissima ma ecco un piccolo elenco di cose andate al cinema nel 2023 (quello più noto e distribuito è stato il film di Enzo D’ Alò).
Film animazione italiani 2023 | MYmovies.it
https://www.mymovies.it/film/2023/?genre=animazione&country=italia
Per quanto riguarda la maestranze nel settore, l’ ultimo che si è fatto notare è stato Massimiliano “Max” Narciso, character designer di War is Over! – Inspired by the Music of John & Yoko, che ha vinto la statuetta Oscar per il Miglior cortometraggio d’animazione.
XBurner – 1 anni fa
18 3
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
laVeve78 – 1 anni fa
3 1
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
No di roba esiste, non famosissima ma ecco un piccolo elenco di cose andate al cinema nel 2023 (quello più noto e distribuito è stato il film di Enzo D’ Alò).
Film animazione italiani 2023 | MYmovies.it
https://www.mymovies.it/film/2023/?genre=animazione&country=italia
Per quanto riguarda la maestranze nel settore, l’ ultimo che si è fatto notare è stato Massimiliano “Max” Narciso, character designer di War is Over! – Inspired by the Music of John & Yoko, che ha vinto la statuetta Oscar per il Miglior cortometraggio d’animazione.
Ironic74
grazie, adesso si studia qualche trailer!
dacxlee – 1 anni fa
1 2
Cacchio, mi dispiace… No, davvero, è una notizia molto triste e addirittura imbarazzante… Ma da dove tanta "ingeniosità"?! 🙄
Max Brigante – 1 anni fa
5 6
Governo ladro…
MG10 – 1 anni fa
9 3
Ovviamente dispiace, sia chiaro, sono persone che si impegnano e lavorano per portare il pane a casa. Ma parliamo onestamente, a chi interessano i cartoni animati italiani?
Personalmente gli unici cartoni italiani che mi vengono in mente sono due: Calimero e le Winx.
zioggiu
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
Zero___Zone – 1 anni fa
9 3
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
MG10
Se parliamo degli ultimi 20-25 anni io citerei “giusto per” anche i film Aida degli Alberi, Totò Sapore e Johan Padan a la descoverta delle Americhe (anche se mi sa che li ricordo solo io  ).
Poi ci sarebbe anche una serie animata prodotta dalla Rai una decina d’anni fa incentrata sulla pallavolo chiamata Spike Team (che se non ricordo male andò anche discretamente bene su Rai Gulp).
E ora che mi vengono in mente, per fare numero, si potrebbero pure contare tanti corto/medio-metraggi usciti direttamente in VHS prodotti dalla Kinder e Ferrero a fine anni ’90/primi anni 2000, tipo I Magicanti e i Tre Elementi, I Lunes e la Sfera di Lasifer, I Magotti e la Pentola Magica…
Ovviamente nulla di lontanamente paragonabile a prodotti d’animazione esteri ben più noti e remunerativi, però insomma a cercare bene qualche piccola perla d’animazione l’abbiamo prodotta anche noi, questo mi sembra giusto riconoscerlo 
Riguardo alla notizia sicuramente spiace anche a me per questi tagli all’animazione italiana, però con onestà devo ammettere che un po’ sono della stessa linea di pensiero espressa da Sanpog.
Se un settore (o un’azienda, o un qualsiasi tipo di attività produttiva, scegliete voi) si adagia quasi unicamente sui fondi statali per campare allora tanto vale tagliare fin da subito un ramo secco così.
Economicamente parlando non è altro che un “peso morto” che finisce per gravare sulle tasche di tutti, praticamente un vuoto a perdere sicuro o quasi.
Ripeto, è un peccato che questo discorso riguardi l’animazione (e dubito seriamente che quei fondi “risparmiati” dal governo verranno ben investiti in altro……anzi ne sono praticamente certo), però in senso assoluto credo che in questo caso, per quanto siano spietate, bisognerebbe seguire le leggi di mercato: se il tuo prodotto è valido, vende e ti reggi in piedi da solo prosegui pure, se non lo è chiudi e tanti saluti.
E’ un semplice discorso di buonsenso che a mio parere dovrebbe valere quasi sempre, non solo per l’animazione e non solo per il mercato italiano.
solista – 1 anni fa
12 3
50 aziende che producono…?
Onestamente tutti quelli che ho visto erano prodotti dalla rai (e quindi sarebbero fuori dal taglio).
Poi come è già stato detto finché si considera l’animazione solo per un target sotto i 5 anni non si andrà mai molto oltre.
Sì è fatto l’esempio dell’animazione giapponese. Vero produce moltissimo ma per molti target la maggior parte oltre i 12 anni.
Ad esempio quanti degli anime nel listone dei più visti del lunedì fareste vedere a una bambina di 9 anni?
Quanto aiuti economici se sono così vitali, le aziende devono farsi due conti perché il loro è un sistema in solo perdita. Vuol dire che non vendono ciò che producono i hanno una produzione altamente insufficiente da non reggere i costi.
Cero, torno all’animazione giapponese, loro sfruttano a livello di schiavismo i dipendenti, qui si spera di no.. ma non so quanto i nostri stipendi siano tanto più alti.
Sinceramente un azienda che per campare necessita ci aiuti gi stato e di canali televisivi obbligati a comprare i suoi prodotti, non è un esempio di "eccellenza" ma nemmeno di attività da mantenere
 Olimpea – 1 anni fa
9 3
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
I Gormiti, Monster Allergy, le Winx, Geronimo Stilton, Huntik (anche se qua ha collaborato anche il Canada).
Sono solo alcuni esempi, ma sono cartoni italiani che hanno segnato intere generazioni, me compresa.
 Ironic74 – 1 anni fa
13 1
Si ma io continuo a leggere di "soldi risparmiati". Come ha detto ChibiGoku sopra, lo Stato non tira fuori una lira in questa occasione, non è come i film che prendono i soldi se hanno determinati requisiti (li prendono anche dalle regioni se per esempio aiutano a reclamizzare il turismo) ma qui si tratta semplicemente di una mossa protezionistica. TV private e portali web dovevano offrire una quota alle produzioni nostrane, cosa che comunque avviene anche all’ estero. Quindi 0 soldi da parte dello Stato e l’ impegno di queste realtà a dare spazio in una tot percentuale sui loro palinsesti a prodotti italiani.
Si può discutere se questo sia effettivamente utile alla qualità e alla diffusione di questi prodotti, ma i soldi statali non c’ entrano nulla
solista – 1 anni fa
4 0
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
I Gormiti, Monster Allergy, le Winx, Geronimo Stilton, Huntik (anche se qua ha collaborato anche il Canada).
Sono solo alcuni esempi, ma sono cartoni italiani che hanno segnato intere generazioni, me compresa.
Olimpea
Mi sembra anche Drago Nero, ma non ci giurerei… controllo… sì ma con la RAI
Gormiti: Giochi preziosi
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi (stag. 
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Drago Nero: Bonelli Entertainment, NexusTV, PowerKids, Rai Kids
MrNeverLucky – 1 anni fa
11 8
‘Sto governo non da i soldi a chi ha avuto il tetto disintegrato dalle grandinate di quest’estate, immagina quanto gliene frega dell’animazione "Made in Italy" (sì, dopo 8 mesi ‘sto ancora aspettando gli aiuti del bando maltempo…).
8-cazzo-di-mesi!
C’è il settore videoludico che è un mercato che sta diventando sempre più importante nel mondo, e gli unici che organizzano qualcosa sono dei privati che in collaborazione con alcune università fanno dei concorsi con delle premiazioni che hanno come montepremi (non emozionatevi troppo) 2000 EURO! WOOOOOOOOOOH!
Se si va su bandionline ce ne sono tipo 34023842093842084028340923804280492830492830948209384209384028049823094820938409238049283049823094823098402983042348284
ma i soldi quando te li danno? Boh
per richiederne uno? Devi sacrificare la tua famiglia e la tua stirpe futura a C’thullusavac
I dati richiesti e la compilazione dei moduli? Il reparto psichiatrico è dietro l’angolo
Soldi a cazzo tanto per far vedere che stanno facendo (finta) di fare qualcosa
Thor12 – 1 anni fa
3 1
Eppure si continuano a finanziare con fondi pubblici film di dubbio gusto e che, ormai, non incassano quasi neanche la metà dei soldi spesi; ma l’Italia è questa e ci si deve abituare…
TheRealNear
Quei film e quelle serie TV sono diretti da gente con gli agganci giusti. L’obbiettivo non è incassare, è assicurarsi che l’elite e i loro amici abbiano uno stipendio.
MkII – 1 anni fa
5 4
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Fatto in subappalto da Hosem e Jiang Toon in Cina
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi
Fatto dalla coreana Akom e a Taiwan da Wang Film
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Fatto nelle Filippine da ToonCity e Snipple animation
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Animazioni fatte da Akom, Hanho e Hong Yang
rubber761 – 1 anni fa
0 3
Speriamo bene
Chibi Goku – 1 anni fa
4 1
Si ma io continuo a leggere di "soldi risparmiati". Come ha detto ChibiGoku sopra, lo Stato non tira fuori una lira in questa occasione, non è come i film che prendono i soldi se hanno determinati requisiti (li prendono anche dalle regioni se per esempio aiutano a reclamizzare il turismo) ma qui si tratta semplicemente di una mossa protezionistica. TV private e portali web dovevano offrire una quota alle produzioni nostrane, cosa che comunque avviene anche all’ estero. Quindi 0 soldi da parte dello Stato e l’ impegno di queste realtà a dare spazio in una tot percentuale sui loro palinsesti a prodotti italiani.
Si può discutere se questo sia effettivamente utile alla qualità e alla diffusione di questi prodotti, ma i soldi statali non c’ entrano nulla
Ironic74
Sì, sostanzialmente nella quota di produzione europee c’è una sottoquota di produzioni italiane ma a questa non c’è una sottoquota di animazione, quindi si è obbligati a produrre X contenuti italiani, con una quota minima di film, ma non c’è l’obbligo di supportare l’animazione italiana.
La scelta è sostanzialmente quella di far produrre più serie tv/film a discapito dell’animazione.
Probabilmente è una questione un po’ complessa per una news e per spiegarla bene servirebbe prima un’articolo su come funzionano le quote (che se si è capito non è che mi convincano molto, ma onestamente servirebbe un’analisi più approfondita per vedere quali sono le produzioni nate grazie a queste quote e quante di esse sono effettivamente prodotti validi) .
Utente165201 – 1 anni fa
3 3
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Quel film avrà anche avuto dei premi ma guardando il trailer ha la grafica e le animazioni di Gta San Andreas. Non riesco proprio a guardarlo.
Ovviamente dispiace, sia chiaro, sono persone che si impegnano e lavorano per portare il pane a casa. Ma parliamo onestamente, a chi interessano i cartoni animati italiani?
Personalmente gli unici cartoni italiani che mi vengono in mente sono due: Calimero e le Winx.
zioggiu
Aiutandomi con Imdb e Google ho trovato diverse produzioni italiane che dovrebbero essere abbastanza conosciute:
Per le serie tv Calimero, La Pimpa, Lupo Alberto, Winx, Gormiti, Geronimo Stilton, Monster Allergy, Huntik e Strappare Lungo i Bordi
Per il film invece La Gabbianella e il Gatto, I Gladiatori di Roma, L’arte della Felicità e Gatta Cenerentola
MG10
Ci sono sicuramente tante produzioni italiane, ma appunto, così su due piedi non viene in mente quasi niente e per trovarle bisogna cercarle su Internet, quindi non hanno lasciato il segno sugli spettatori.
Invece chiunque, anche se non appassionato, saprebbe fare una lista (anche abbastanza lunga) di anime trasmessi in TV
Thor12 – 1 anni fa
2 2
Monster Allergy: Rainbow S.r.l., Futurikon S.A., Rai Fiction, ZDF/ZDF Enterprises (fino alla fine della 1ª stagione), M4E (fino alla fine della 1ª stagione), M6
Fatto in subappalto da Hosem e Jiang Toon in Cina
Winx: Rainbow, Rai Fiction (stag. 1–7), Nickelodeon (stag. 5–7), Rai Ragazzi
Fatto dalla coreana Akom e a Taiwan da Wang Film
Geronimo Stilton: Atlantyca Entertainment, Superprod Animation, Rai Fiction
Fatto nelle Filippine da ToonCity e Snipple animation
Huntik: Rainbow, Big Bocca Productions (1ª stagione), Rai Fiction, Nelvana
Animazioni fatte da Akom, Hanho e Hong Yang
MkII
Anche i cartoni americani dagli anni 70 a tutt’oggi sono fatti in Asia a livello di manodopera. Questo li rende asiatici e non americani?
E poi sarò onesto: se gli animatori italiani sono capaci solo di fare roba tipo Dragonero o Ragazze dell’Olimpo allora ben venga l’appalto a studi d’animazione stranieri.
Echo – 1 anni fa
11 0
Ma che tristezza.
Già la situazione era brutta prima, adesso condanniamo definitivamente un settore che avrebbe potuto dare tantissimo.
Mi pare che questo governo faccia solo danni e stia puntando a tagliare il più possibile nei settori dove i beneficiari sono le persone più giovani e i bambini, in modo da tenersi cari i voti degli over 50
Per chi non conosce serie e cartoni realizzati in Italia, credo che si stia perdendo un po’ di vista i diversi target. Qua si parla soprattutto di cartoni per bambini o fasce di età molto giovani.
Ho diversi amici e consocenti che sono diventati genitori di recente e si sono resi conto che rispetto a 20-30 anni fa c’è stato un gigantesco calo di cartoni o programmi per bambini rivolti alla prima infanzia, età prescolare o primi anni delle elementari.
Quasi tutto quello che si trova in tv sono cartoni americani o se va bene qualche vecchio anime come Heidi. Che per carità, vanno bene, ma avete presente tutto il filone pedagogista-educativo che una volta c’era in tv e ora è scomparso o rischia di sparire (Albero Azzurro, Melevisione, Pimpa etc)?
E non è solo quello, si preclude anche, a chi ha interesse nel settore, la possibilità di intraprendere un percorso di studi perché potrà trovare lavoro solo all’estero, e non tutti possono permetterselo.
Chi piange e dipende così tanto dall’elemosina dello stato doveva fallire ieri.
Io lavoro, smadonno e rimango competitiva nel mio settore, nessuno mi fa l’elemosina e se faccio cazzate posso chiudere baracca e burattini.
Il mercato, volendo, c’è; in giappone non c’è nessuna legge che impone solo animazioni giapponesi, che puntassero a quello.
Sanpog
Scusa, ma perché siccome la situazione è brutta per te allora deve esserlo per tutti?
Qua poi si tratta di un settore che già è svantaggiato (costa molto meno importare prodotti già finiti piuttosto che produrli – più o meno parzialmente visto che cmq spesso si delocalizza – in loco) e di cui tutti dovrebbero beneficiare, soprattutto i minori :/
Che vuol dire in parole povere? Che d’ora in poi ad occuparsene saranno solo gli enti pubblici (la Rai in particolare) favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
Considerata la situazione alla Rai (negli ultimi anni ma soprattutto con quello che sta facendo il governo attuale), la vedo proprio grigia…
solista – 1 anni fa
6 2
‘Sto governo non da i soldi a chi ha avuto il tetto disintegrato dalle grandinate di quest’estate, immagina quanto gliene frega dell’animazione "Made in Italy" (sì, dopo 8 mesi ‘sto ancora aspettando gli aiuti del bando maltempo…).
8-cazzo-di-mesi!
C’è il settore videoludico che è un mercato che sta diventando sempre più importante nel mondo, e gli unici che organizzano qualcosa sono dei privati che in collaborazione con alcune università fanno dei concorsi con delle premiazioni che hanno come montepremi (non emozionatevi troppo) 2000 EURO! WOOOOOOOOOOH!
Se si va su bandionline ce ne sono tipo 34023842093842084028340923804280492830492830948209384209384028049823094820938409238049283049823094823098402983042348284
ma i soldi quando te li danno? Boh
per richiederne uno? Devi sacrificare la tua famiglia e la tua stirpe futura a C’thullusavac
I dati richiesti e la compilazione dei moduli? Il reparto psichiatrico è dietro l’angolo
Soldi a cazzo tanto per far vedere che stanno facendo (finta) di fare qualcosa
MrNeverLucky
In abruzzo stanno aspettando molto di più che un tetto da riparare, e nel frattempo quanti governi sono passati?
– Berlusconi
– Monti
– Letta
– Renzi
– Gentiloni
– Conte
– Conte
– Draghi
Utente74085 – 1 anni fa
7 8
Giusto ieri ho letto che da quest’anno per la pensione anticipata (non la classica anticipata) non basteranno più 20 anni di contributi, 64 anni di età e 2,8 volte l’assegno sociale per andare in pensione… nota bene con 64 anni come età variabile sulla base dell’aspettativa di vita, solo verso l’alto (3 mesi ogni 2 anni circa se l’aspettativa di vita si alza).
Hanno deciso di aumentare a 3 volte l’assegno sociale e i 20 anni di contributi andranno da ora in avanti anche loro ad aumentare.
Praticamente al posto di rendere più semplice il pensionamento per i giovani con carriere discontinue rendendo l’anticipato (che in linea di massima era un modo per andare 3 anni prima) più accessibile l’hanno reso ancora più inacesssibile.
Ad oggi tutti i tipi di pensionamento prevedono età rimodulata sulla base dell’aspettativa di vita e le più realistiche per i più giovani (che probabilmente non riusciranno a mettere da parte abbastanza contributi da andare con l’anticipata normale che richiede 43 anni di contributi a salire a prescindere dall’età) sono:
– la pensione di vecchiaia (20 anni per ora fissi + 67 anni di età a salire)
– vecchiaia contributiva (solo per contributivi puri ossia per tutti i giovani 5 anni di contributi per ora fissi + 71 anni di età a salire).
Quando andrò io ho calcolato che nel peggiore dei casi l’età della pensione di vecchiaia sarà salita già a 71 anni quella di vecchiaia contributiva 76 anni… e questo se le cose non peggiorano ancora (e io ho 31 anni ed ho iniziato a lavorare neanche troppo tardi a 24 anni (e iniziando già a 24 l’anticipata non è che mi faccia risparmiare chissà quanti anni, anzi è probabile che più o meno sia equivalente andare con l’anticipata o con la vecchiaia, anche se riuscissi ad avere una carriera lavorativa continua), quindi per chi è ancora più giovane andrà ancora peggio).
Le promesse sulle accise ovviamente sono state disattese (anzi hanno ripristinato anche quelle che aveva tolto Draghi).
Sui bonus se il governo conte era troppo generoso questo governo ha gestito la transizione malissimo mettendo nei casini un sacco di aziende e cittadini che da un giorno all’altro si sono ritrovati con un buco normativo e crediti da riscuotere allo stato che fa di tutto per rendere la procedura di recupero molto complicata. Ma non solo sono stati aboliti quelli tipo il 110 che avevano parecchi difetti, pure quelli per i giovani che vogliono comprare casa (che invece erano ottimi incentivi, ne ho usufruito anch’io).
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua (d’altronde erano tutti amiconi di putin fino a 5 minuti prima).
Non solo, hanno avuto anche il coraggio di aumentare l’IVA sui prodotti dell’infanzia e sui tamponi… poi hanno il coraggio di dire che sono per la famiglia… bah.
Stanno facendo tagli senza precedenti allo stato sociale e in tutti i settori.
Di fatto il taglio ai cartoni animati nostrani mi pare solo la ciliegina sulla torta. D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Francamente non sono mai stato un grande fan dei 5s e il PD alleato dei 5s non mi fa impazzire neanche… ma peggio del governo attuale non penso ci sia proprio nulla.
Sicuramente sono in minoranza (altrimenti non ci sarebbe questo governo) ma l’unico governo degli ultimi decenni che ricordo con favore è il governo Draghi (pur con tutti i limiti della sua maggioranza parlamentare mista e contraddittoria che comunque ne ha limitato le azioni positive… ma il fatto di aver blindato i fondi PNNR ad alcune riforme fondamentali e aver quindi blindato l’Italia a stare in europa è un suo grande merito. Fortunatamente i soldi piacciono a tutti i governi quindi perlomeno alcune cose positive saranno costretti a farle anche in questo governo per avere i soldi UE).
Chibi Goku – 1 anni fa
6 7
Tralasciando che è profondamente OT non esistendo politiclick
D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Frence
Questo in quale stato?
Non certo in Italia, dove la spesa pubblica e la pressione fiscale non si riduce sostanzialmente mai, sotto nessun governo, a meno di particolari congiunture favorevoli (cito per esempio questo articolo).
Per altro non si capisce il nesso logico tra tagli lineari e il favorire gli evasori (al massimo è il contrario, il taglio delle tasse favorisce chi non evade).
Ragiona di testa tua invece di citare pari pari la propaganda di sinistra.
Fermo restando che tutto questo non ha attinenza con la notizia, che è una questione di come vengono destinate le quote di prodotti italiani, non di distribuzione della spesa pubblica.
Lino degli Allori – 1 anni fa
1 1
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
 Ironic74 – 1 anni fa
2 2
Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
Lino degli Allori
Oltre a vincere premi, la pagnotta la portano a casa in diversi
Finizio, che vi abbiamo portato in live, si è occupato di diverse animazioni di SpiderMan di Morales, e non è l’unico italiano a lavorarci. Senza contare i tanti animatori che hanno lavorato a Claus, ed atri che stanno in diversi studios importanti.
Lino degli Allori – 1 anni fa
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Guardando i commenti di gente che conosce solo le Winx come animazione italiana è venuto il dubbio di essermi immaginato l’immagine di copertina della notizia con Zerocalcare, e invece…
Senza contare che, personalmente non l’ho ancora visto, ma in tempi recenti c’è stato anche Gatta Cenerentola che ha vinto un sacco di premi. L’animazione italiana le sa fare le cose se gli dai spazio.
XBurner
Ricordiamoci però che vincere premi è un conto, portare la pagnotta a casa è un altro.
Per Zero se ne è parlato sopra, non saprei se contarlo nel mucchio visto che i soldi per le sue produzioni li mette una major come Netflix
Lino degli Allori
Oltre a vincere premi, la pagnotta la portano a casa in diversi
Finizio, che vi abbiamo portato in live, si è occupato di diverse animazioni di SpiderMan di Morales, e non è l’unico italiano a lavorarci. Senza contare i tanti animatori che hanno lavorato a Claus, ed atri che stanno in diversi studios importanti.
Ironic74
Ok ma qui si sta parlando di studi a livello nazionale, che poi all’estero la situazione sia ben diversa non è una sorpresa, per i ragazzi che producono animazione a livello locale la pagnotta è piuttosto complessa da portare a casa da cosa capisco
 Ironic74 – 1 anni fa
9 3
Sono costretti ad andare all’ estero perché in Italia non possono lavorare, ma i talenti ci sono. Senza contare che in Italia esiste una delle più importanti scuole di animazione a livello europeo: la Nemo, che ha avuto tra gli insegnanti gente del calibro di Hanna & Barbera o Takahata.
Lino degli Allori – 1 anni fa
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Sono costretti ad andare all’ estero perché in Italia non possono lavorare, ma i talenti ci sono. Senza contare che in Italia esiste una delle più importanti scuole di animazione a livello europeo: la Nemo, che ha avuto tra gli insegnanti gente del calibro di Hanna & Barbera o Takahata.
Ironic74
Ma nessuno infatti ha parlato del fatto che non ci siano talenti in Italia, se dei premi li vincono un motivo ci sarà pure, non capisco questa tangente, qui si sta parlando a livello prettamente economico e materialistico e sotto quel punto di vista (limitandoci a questo paese) è una carriera senza certezze e per la maggior parte senza possibilità di fare carriera nei confini nazionali. A livello "mondo" se l’industria esiste è perchè di soldi se ne fanno e anche tanti ma nella nostra piccola bolla siamo indietro di tipo 40 anni in questo campo
solista – 1 anni fa
4 4
Giusto ieri ho letto che da quest’anno per la pensione anticipata (non la classica anticipata) non basteranno più 20 anni di contributi, 64 anni di età e 2,8 volte l’assegno sociale per andare in pensione… nota bene con 64 anni come età variabile sulla base dell’aspettativa di vita, solo verso l’alto (3 mesi ogni 2 anni circa se l’aspettativa di vita si alza).
Hanno deciso di aumentare a 3 volte l’assegno sociale e i 20 anni di contributi andranno da ora in avanti anche loro ad aumentare.
Praticamente al posto di rendere più semplice il pensionamento per i giovani con carriere discontinue rendendo l’anticipato (che in linea di massima era un modo per andare 3 anni prima) più accessibile l’hanno reso ancora più inacesssibile.
Ad oggi tutti i tipi di pensionamento prevedono età rimodulata sulla base dell’aspettativa di vita e le più realistiche per i più giovani (che probabilmente non riusciranno a mettere da parte abbastanza contributi da andare con l’anticipata normale che richiede 43 anni di contributi a salire a prescindere dall’età) sono:
– la pensione di vecchiaia (20 anni per ora fissi + 67 anni di età a salire)
– vecchiaia contributiva (solo per contributivi puri ossia per tutti i giovani 5 anni di contributi per ora fissi + 71 anni di età a salire).
Quando andrò io ho calcolato che nel peggiore dei casi l’età della pensione di vecchiaia sarà salita già a 71 anni quella di vecchiaia contributiva 76 anni… e questo se le cose non peggiorano ancora (e io ho 31 anni ed ho iniziato a lavorare neanche troppo tardi a 24 anni (e iniziando già a 24 l’anticipata non è che mi faccia risparmiare chissà quanti anni, anzi è probabile che più o meno sia equivalente andare con l’anticipata o con la vecchiaia, anche se riuscissi ad avere una carriera lavorativa continua), quindi per chi è ancora più giovane andrà ancora peggio).
Le promesse sulle accise ovviamente sono state disattese (anzi hanno ripristinato anche quelle che aveva tolto Draghi).
Sui bonus se il governo conte era troppo generoso questo governo ha gestito la transizione malissimo mettendo nei casini un sacco di aziende e cittadini che da un giorno all’altro si sono ritrovati con un buco normativo e crediti da riscuotere allo stato che fa di tutto per rendere la procedura di recupero molto complicata. Ma non solo sono stati aboliti quelli tipo il 110 che avevano parecchi difetti, pure quelli per i giovani che vogliono comprare casa (che invece erano ottimi incentivi, ne ho usufruito anch’io).
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua (d’altronde erano tutti amiconi di putin fino a 5 minuti prima).
Non solo, hanno avuto anche il coraggio di aumentare l’IVA sui prodotti dell’infanzia e sui tamponi… poi hanno il coraggio di dire che sono per la famiglia… bah.
Stanno facendo tagli senza precedenti allo stato sociale e in tutti i settori.
Di fatto il taglio ai cartoni animati nostrani mi pare solo la ciliegina sulla torta. D’altronde da sempre la destra quando va al governo tende a diminuire la spesa pubblica e tagliare le tasse in maniera più lineare possibile (il che va sempre a vantaggio dei più ricchi che anche quando le tasse le pagano, sono comunque soldi in più, rispetto ai poveracci a cui viene tolto anche quel poco che serve per sopravvivere, al contrario con una tassazione graduale i più poveri non vengono tassati o vengono tassati il meno possibile e il peso della tassazione ricade sui più ricchi che possono permetterselo) favorendo gli evasori fiscali.
Francamente non sono mai stato un grande fan dei 5s e il PD alleato dei 5s non mi fa impazzire neanche… ma peggio del governo attuale non penso ci sia proprio nulla.
Sicuramente sono in minoranza (altrimenti non ci sarebbe questo governo) ma l’unico governo degli ultimi decenni che ricordo con favore è il governo Draghi (pur con tutti i limiti della sua maggioranza parlamentare mista e contraddittoria che comunque ne ha limitato le azioni positive… ma il fatto di aver blindato i fondi PNNR ad alcune riforme fondamentali e aver quindi blindato l’Italia a stare in europa è un suo grande merito. Fortunatamente i soldi piacciono a tutti i governi quindi perlomeno alcune cose positive saranno costretti a farle anche in questo governo per avere i soldi UE).
Frence
decisamente OT rispetto all’articolo. Comunque cito solo una tua frase:
Anche lato esteri stanno gestendo la situazione in maniera ambigua
Non mi apre che il governo abbia mai avuto alcun dubbio su quale linea seguire, al contrario dell’opposizone.
Ah la spesa/finanziamento per la sanità è aumentata di 3 miliardi di euro.
fine OT
laVeve78 – 1 anni fa
6 0
Giusto ieri ho letto…..
Quando andrò io ho calcolato…..
Frence
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
Shan74 – 1 anni fa
12 4
Da un governo conservatore con delle politiche medioevali che ci si poteva aspettare?
Utente162817 – 1 anni fa
3 9
Non capisco perche’ dovrebbero essere i cittadini a finanziare le aziende di animazione.
Se hai le capacita’ non ti serve lo stipendio dagli italiani per fare i tuoi progetti.
Lamentarsi di questa cosa e’ ridicolo e infantile dai!
hhnn – 1 anni fa
7 7
se magari fai un anime di destra vedi che i finanziamenti arrivano   
Utente74085 – 1 anni fa
4 4
Tralasciando che è profondamente OT non esistendo politiclick
Chibi Goku
Non è OT, l’articolo riguarda una questione politica, ho solo ampliato il discorso perché a mio parere si tratta di uno schema.
Per altro non si capisce il nesso logico tra tagli lineari e il favorire gli evasori (al massimo è il contrario, il taglio delle tasse favorisce chi non evade).
Chibi Goku
I tagli lineari non sono collegati al favorire gli evasori… semplicemente stanno facendo entrambe le cose tra eliminazione delle multe sull’accettazione dei pagamenti elettronici (favorendo il nero) e tagli lineari che favoriscono i più ricchi (quelli che pagano le tasse) (ma vanno a danno dei più poveri).
Ragiona di testa tua invece di citare pari pari la propaganda di sinistra.
Chibi Goku
Sono tutte parole mie, ragionamenti miei, non ho mai fatto propaganda per nessuno.
Fermo restando che tutto questo non ha attinenza con la notizia, che è una questione di come vengono destinate le quote di prodotti italiani, non di distribuzione della spesa pubblica.
Chibi Goku
Invece è una questione di spesa pubblica. Si può decidere di sovvenzionare in parte un settore con degli incentivi oppure si può decidere di non farlo. Questo governo gli incentivi li taglia in tutti i sensi per chiunque (incentivi che se spesi bene danno un ritorno positivo… perché se in questo caso i giovani nel settore restano senza lavoro chi poi gli paga la disoccupazione alla fin fine siamo tutti noi con le tasse).
Le poche sovvenzioni esistenti fino ad oggi hanno comunque dato un futuro a tanti giovani di talento (il che significa che erano investimenti con un ritorno positivo), tagliare come se fossero solo spese è semplicemente miope.
Non mi apre che il governo abbia mai avuto alcun dubbio su quale linea seguire, al contrario dell’opposizone.
Ah la spesa/finanziamento per la sanità è aumentata di 3 miliardi di euro.
solista
Mi sarò sognato Salvini che ogni 3×2 faceva propaganda per il suo amicone putin e la Meloni che sosteneva Orban in ogni possibile occasione (lo stesso che ha fatto un accordo con putin per il gas in un momento in cui tutti gli altri paesi europei approvavano le sanzioni).
Ah magari chiedersi dove sono stati dirottati i soldi non sarebbe male… non mi pare sia un caso se cresce la sanità privata (mentre quella pubblica è sempre più in difficoltà con code fuori norma).
Faccio notare che sei più OT tu che io… Ho semplicemente analizzato la questione in modo più ampio.
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
laVeve78
Era un’analisi per far capire in che direzione tira il vento… non era un’analisi di fantapensione, stavo illustrando come il taglio descritto nell’articolo sia assolutamente comparabile a molti altri e mi è venuto in mente questo particolare che sarà sfuggito ai più (visto che i giovani non pensano spesso alle pensioni), è un’analisi realistica di come tra qualche anno i giovani si ritroveranno 70enni con condizioni sempre peggiori se le cose continuano in questo modo. Il che si ricollega proprio all’articolo, perché se in quel settore ci sono tanti giovani che lavorano e che resteranno a casa grazie a questi tagli miopi il problema sarà poi che questi ultimi dovranno necessariamente pesare sul resto della comunità (perlomeno finché non trovano un’altra occupazione… e poi molto più avanti quando si ritroveranno una carriera lavorativa discontinua).
Poi so che il mio commento essendo politicamente non neutro non è piaciuto, ma ho solo scritto dati di fatto… non è il primo taglio e non sarà neanche l’ultimo fatto in questo modo perché la direzione è quella.
Nota bene: non ho idea di come si faccia ad essere politicamente neutri in questi casi quindi se il team di animeclick non vuole commenti politici questa tipologia di articoli non va pubblicata. Se no un minimo di tolleranza sotto questo punto di vista ci vuole (e penso ci sia, altrimenti nessuno dei nostri commenti sarebbe ancora in piedi). Dopotutto diventa difficile esprimere un concetto dietro censura.
Ho provato comunque in questo commento a focalizzare di più il discorso.
Sanpog – 1 anni fa
1 0
Chi piange e dipende così tanto dall’elemosina dello stato doveva fallire ieri.
Sanpog
Ho letto tanti commenti che "lo stato spende zero" e—per essere precisa—"dipendere dall’elemosina dello stato" comprende obbligare dei privati a fare l’elemosina. È la stessa merda.
Fenar – 1 anni fa
7 2
Comunque sarebbe giusto precisare che ci sono 2800 miliardi di debito pubblico.
Quindi che taglino l’animazione o i capelli (testa) a Ironic non è la fine del mondo…
Un Grazie speciale a Ironic per la ruspante discussione.
Serviva per verificare quanta gente stava parcheggiata nel sito e aumentare qualche click.
Aspettiamo ora l’aggiornamento sulla mobilitazione in piazza per esternare il disagio con il compagno Landini.
zazza – 1 anni fa
5 3
Invece è una questione di spesa pubblica. Si può decidere di sovvenzionare in parte un settore con degli incentivi oppure si può decidere di non farlo.
"Non esistono soldi pubblici, solo soldi dei contribuenti". Sovvenzionare è solo una droga che non risolve i problemi.
Se serve la sovvenzione statale per far sopravvivere il settore, allora lo stesso non e’ sostenibile. In realtà, l’industria animata italiana dovrebbe chiedere meno tasse, meno burocrazia e più spazio all’iniziativa privata. Ma è più facile chiedere soldi alla Bestia.
rosemary – 1 anni fa
4 1
esempi delle produzioni made in Italy?
così il discorso da "governo brutto e puzzone" (che è sempre noioso da leggere) può spostarsi alla qualità (o meno) di questi prodotti
Perchè sarò ignorante ma non ne conosco a parte "La Gabbianella e il Gatto"
laVeve78
Tra serie e film mi vengono in mente Huntik, Winx, Monster Allergy, Gormiti, Mia and Me, Gatta Cenerentola, Strappare lungo i bordi, Questo mondo non mi renderà cattivo, Aida degli Alberi, Momo alla conquista del tempo, 44 gatti, Geronimo Stilton, Ratman…
Non stiamo parlando di gioielli dell’animazione o sempre di titoli stra famosi ma la maggior parte di questi che ho citato sono stati esportati anche all’estero.
GianniGreed – 1 anni fa
12 1
Ma tutti si dimenticano Adrian, vero capolavoro dell’animazione, non solo italiana ma mondiale. Solo quello vale tutti i finanziamenti possibili.
Sì non sono serio.
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Il governo non aiuta i cartoni animati made in Italy. Dura protesta del settore
Il governo italiano cancella i finanziamenti per il settore dei cartoon made in Italy per le televisioni private e le piattaforme che operano in Italia
mer 3 apr 2024, 20:00 Commenti
Il governo italiano cancella i finanziamenti per il settore dei cartoon made in Italy per le televisioni private e mette a rischio 6mila posti di lavoro del settore, soprattutto di giovani che creano contenuti per i piccoli. A dirlo è CartoonItalia, l’associazione nazionale produttori di animazione.
Che cosa è successo? In pratica, il Consiglio dei Ministri nella revisione del Testo Unico dei Servizi Media Audiovisivi (TUSMAV) ha eliminato qualsiasi possibilità di inserire, come hanno in Francia, sottoquote di programmazione e di investimento, diciamo un 7%, da parte di televisioni private, come Mediaset, e di piattaforme che operano in Italia, da Netflix a Amazon, da Disney a Apple tv, per produrre serie e cartoni animati. Che vuol dire in parole povere? Che d’ora in poi ad occuparsene saranno solo gli enti pubblici (la Rai in particolare) favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
“E’ una decisione che condanna al soffocamento il comparto dell’animazione italiana e che priva le nuove generazioni di bambini e ragazzi dell’immaginario italiano, con un’offerta quasi esclusivamente americana. Una decisione apparentemente inspiegabile, dal momento che a favore della sottoquota animazione si erano già espressi il ministero della Cultura e la commissione Cultura della Camera”.

“Non comprendo- ha dichiarato Maria Carolina Terzi, presidente di Cartoon Italia- la scelta di questo Governo di mettere in ginocchio un comparto industriale che consta di oltre 50 aziende che dà lavoro a 6.000 giovani con un’età media tra i 20 e i 30 anni e che crea contenuti per bambini veicolando i valori che appartengono alla nostra tradizione culturale. Dal governo una miopia che impedisce la crescita naturale e necessaria per un comparto industriale e creativo, eccellenza del made in Italy”.
Tenendo conto delle resistenze delle televisioni private, Cartoon Italia aveva formulato una proposta al ministero della Cultura che esentava le emittenti generaliste (le reti Mediaset, La 7 etc.) dall’obbligo della sottoquota. Con questa decisione il Consiglio dei ministri ha preferito anteporre anche gli interessi economici di gruppi stranieri a quelli dei bambini e dei ragazzi italiani.
Fonti: La stampa
Dire.it
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Autore: Ironic74
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100 commenti
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Lino degli Allori – 1 anni fa
3 0
Ma tutti si dimenticano Adrian, vero capolavoro dell’animazione, non solo italiana ma mondiale. Solo quello vale tutti i finanziamenti possibili.
Sì non sono serio.
GianniGreed
Generatore perpetuo di meme, ogni inquadratura è un momento magico dell’internet.
Vorrei tanto il blu ray
Chibi Goku – 1 anni fa
5 3
Ho letto tanti commenti che "lo stato spende zero" e—per essere precisa—"dipendere dall’elemosina dello stato" comprende obbligare dei privati a fare l’elemosina. È la stessa merda.
Sanpog
Ma neanche lontanamente, è prerogativa dello stato regolamentare alcuni settori.
La gestione delle quote si muove all’interno della Direttiva sui servizi di media audiovisivi, che è una direttiva europea di più di 5 anni fa che aveva, tra i suoi scopi, quello di "rafforzare la promozione dei contenuti europei".
Anche perché il pluralismo dei contenuti è un bene che si dovrebbe voler salvaguardare.
Il tuo discorso poi avrebbe vagamente senso se ci fosse un meccanismo equiparabile alla traslazione delle imposte, ma riservare una quota non è un’imposta e non si sta parlando di un bene essenziale, nel qual caso il costo sostenuto viene scaricato sempre sul consumatore finale.
Ma al netto di tutto questo siamo a 70 commenti circa e ancora gli utenti di AC non hanno capito che non si sta parlando quote ma di sottoquote, quindi non si sta parlando di quanti contenuti italiani debbano essere prodotti, quel numero non cambia, semplicemente si è voluto togliere ogni fetta riguardante l’animazione, evidentemente non ritenuta strategica/importante.
Di questo si dovrebbe parlare.
I tagli lineari non sono collegati al favorire gli evasori… semplicemente stanno facendo entrambe le cose tra eliminazione delle multe sull’accettazione dei pagamenti elettronici (favorendo il nero) e tagli lineari che favoriscono i più ricchi (quelli che pagano le tasse) (ma vanno a danno dei più poveri).
Frence
Multe che non ha mai visto nessuno, letteralmente sono specchietti per le allodole, nessun partito populista (ovvero nessuno che abbia percentuali sopra al 5%) ha il minimo interesse a contrastare seriamente l’evasione, è tutto un discorso surreale buono solo per fare campagna elettorale, chi ha vissuto gli ultimi 20 anni di vita politica ha visto naufragare o subire resistenza assurde ogni tentativo di liberalizzare posizioni dominanti, accertare l’evasione ecc, tra tassisti, balneari, studi di settore ecc ecc. Si finisce poi per discutere di 2 multe e del limite di contanti, roba che conta 0 ma che serve solo a fare campagna elettorale ben sapendo che sono norme che non spostano niente e non fanno perdere voti.
L’analisi del fisco basandosi sulle aliquote irpef poi non ha senso, i poveri veri di IRPEF già ora non pagano niente e non essendoci un’imposta negativa per vedere chi viene avvantaggiato bisognerebbe considerare i casi specifici, contare assegni familiari ecc ecc, tutta roba veramente complessa, una semplificazione stile "il governo ha ridotto le aliquote a 3, ora il fisco è meno progressivo e la cosa svantaggia i poveri" è sbagliata.
Invece è una questione di spesa pubblica. Si può decidere di sovvenzionare in parte un settore con degli incentivi oppure si può decidere di non farlo. Questo governo gli incentivi li taglia in tutti i sensi per chiunque (incentivi che se spesi bene danno un ritorno positivo… perché se in questo caso i giovani nel settore restano senza lavoro chi poi gli paga la disoccupazione alla fin fine siamo tutti noi con le tasse).
Frence
lo riscrivo per sicurezza, non è stato tagliato alcun incentivo.
Non è questa la notizia, sono d’accordo che il governo faccia schifo (magari non per le tue stesse ragioni, però), ma qui si parla di sfavorire l’animazione e favorire, ad esempio, film e serie tv. Di questo si dovrebbe parlare.
La ricaduta sull’occupazione è molto probabilmente 0 o quasi 0.
Thor12 – 1 anni fa
1 1
Ma tutti si dimenticano Adrian, vero capolavoro dell’animazione, non solo italiana ma mondiale. Solo quello vale tutti i finanziamenti possibili.
Sì non sono serio.
GianniGreed
Ecco, Adrian è la prova di quanto ho detto. Se di cognome fai Celentano (o qualunque cognome importante o con i giusti agganci) allora i soldi per il tuo progetto ci sono eccome anche se è delirante e si vede lontano un miglio che flopperà. Se non sei nessuno e non conosci nessuno, cavoli tuoi.
Giona – 1 anni fa
5 1
se magari fai un anime di destra vedi che i finanziamenti arrivano   
hhnn
Piccolo OT: ai tempi della sua prima trasmissione in Italia, da molti Goldrake era proprio considerato "di destra", al punto che suscitò un’interrogazione parlamentare da parte del deputato di Democrazia Proletaria (partito di estrema sinistra) Silverio Corvisieri.
Tom-son – 1 anni fa
3 2
Poco male.
Bisognerebbe dare un taglio anche a "Cinecittà" che esiste ancora solo perché per anni ha campato grazie alle accise.
zazza – 1 anni fa
0 3
Ma neanche lontanamente, è prerogativa dello stato regolamentare alcuni settori.
La gestione delle quote si muove all’interno della Direttiva sui servizi di media audiovisivi, che è una direttiva europea di più di 5 anni fa che aveva, tra i suoi scopi, quello di "rafforzare la promozione dei contenuti europei".
Anche perché il pluralismo dei contenuti è un bene che si dovrebbe voler salvaguardare.
Il problema è che questa direttiva non aiuta il mercato, ma è solo (come molte altre) una cosa che sa molto di piano quinquennale di stampo sovietico. Non e’ con le "direttive" che si incentivano i contenuti o il pluralismo. I geni che hanno scritto queste cose (e anche altre uscite della Verstager che per pietà non riporto,) pensano che serva una legge o un regolamento per risolvere magicamente i problemi.
Problemi che, come si è visto, non si sono risolti per nulla perché alla fine viene fatto il minimo comun denominatore, giusto per fare la spunta sul boxettino.
Nessun partito populista ha il minimo interesse a contrastare seriamente l’evasione
Nessuno si ricorda della curva di Laffer? Abbassare le tasse e tagliare la spesa pubblica (e lo spazio dello Stato) è l’unica soluzione.
 Jambo!Hero! – 1 anni fa
7 1
Comprendo l’antipatia per i governanti, che a prescindere dal colore è sempre presente, ma credo che questa storia della "quota minima" italiana e europea sia una stupidaggine, il classico esempio, nel caso italiano, degli "stipendifici", termine desueto, ma spesso utilizzato visto che ci ha caratterizzato.
Premettendo che dispiace assai per tutti quegli animatori che rischiano il posto di lavoro, preferirei che se ci fossero soldi da investire*, fossero investiti con vedute un po’ più larghe, magari nella formazione degli artisti stessi o aiutandoli ad aprire studi di animazioni in Italia, parlo di animazione ma vale lo stesso per il cinema vista la forma "quota minima" che in parte è simile.
Creando una domanda "fittizia" si rischia solo di buttare soldi, ZeroCalcare, e cito lui per ignoranza, ma sicuramente ce ne sono tantissimi altri, hanno dimostrato come dalle nostre accademie (so che ZeroCalcare è un autodidatta, parlo in generale) possono uscire artisti eccellenti che possono "competere", non mi piace come parola, ma rende l’idea, assieme agli altri nel panorama globale.
Altrimenti becchiamoci il decimo sequel di scuola di polizia e niente, avanti cosi…
Edit: *Si le sotto quote chiedevano spazi agli enti privati, quindi non utilizzavano direttamente i fondi delle tasse, ma tanto vale, invece di togliere spazi, di tassare, o utilizzare la tassazione già esistente per appunto (quello che ho descritto sopra)
francescoxf – 1 anni fa
4 6
Umilmente vi rammento (utenti e staff di Animeclick) l’esistenza della seguente frase riportata sotto la casella per scrivere un commento "Prima di scrivere un commento leggi il regolamento da seguire." e che tale regolamento, tra le altre cose, riporta (ad oggi 4 Aprile 2024, ore 23:27): "È vietato trattare di religione e politica in ogni loro forma."…
Lino degli Allori – 1 anni fa
8 4
Umilmente vi rammento (utenti e staff di Animeclick) l’esistenza della seguente frase riportata sotto la casella per scrivere un commento "Prima di scrivere un commento leggi il regolamento da seguire." e che tale regolamento, tra le altre cose, riporta (ad oggi 4 Aprile 2024, ore 23:27): "È vietato trattare di religione e politica in ogni loro forma."…
francescoxf
Cristo è una notizia che per forza sfocia in quello specifico reame e finchè non degenera in toni barbari non vedo il motivo di lamentarsi.
Se volete altro andate sotto altre news a commentare il 13.572esimo isekai uscito, cibo per il cervello come quello è sempre più raro di questi tempi
Juggern@ut – 1 anni fa
0 0
Ma tutti si dimenticano Adrian, vero capolavoro dell’animazione, non solo italiana ma mondiale. Solo quello vale tutti i finanziamenti possibili.
Sì non sono serio.
GianniGreed
Io cerco di dimenticarmelo tutti i mesi!! Ma salta fuori sempre!!!!!
Chibi Goku – 1 anni fa
0 2
Il problema è che questa direttiva non aiuta il mercato, ma è solo (come molte altre) una cosa che sa molto di piano quinquennale di stampo sovietico. Non e’ con le "direttive" che si incentivano i contenuti o il pluralismo. I geni che hanno scritto queste cose (e anche altre uscite della Verstager che per pietà non riporto,) pensano che serva una legge o un regolamento per risolvere magicamente i problemi.
Problemi che, come si è visto, non si sono risolti per nulla perché alla fine viene fatto il minimo comun denominatore, giusto per fare la spunta sul boxettino.
zazza
Ovvio che non basti la legge, ma è anche evidente che se il mercato si sposta tutto su grandi player internazionali/americani la produzioni di contenuti europei/italiani andrà a crollare, perché è ovvio che i contenuti saranno in primis prodotti per i mercati più grossi e poi mandati su tutti gli altri.
L’idea di chiedere un reinvestimento del fatturato per contenuti "autoctoni" non è sbagliata, ma ovviamente serve anche che i meccanismi aiutino a produrre contenuti di valori (come, non lo so, e comunque le stesse piattaforme hanno interesse a produrre contenuti che saranno visti, e andando a vedermi, ad esempio, la roba prodotta da Netflix, insieme a cagate fotoniche come Cuaron ci sono anche robe ok come la sotria dell’isola della rosa oppure grandi opere come le serie di ZeroCalcare).
Nessuno si ricorda della curva di Laffer? Abbassare le tasse e tagliare la spesa pubblica (e lo spazio dello Stato) è l’unica soluzione.
zazza
Però aveva senso 50 anni fa quando sia in USA che in Italia le aliquote erano altissime (in Italia nel 1980 l’aliquota più alta era del 72%), ora è abbastanza evidente che tassazioni marginali così alte fanno solo sì che chi ricada in quelle aliquote sia incentivato a evadere/eludere o semplicemente a non sforzarsi per guadagnare di più visto che il guadagno netto a fronte del lordo è troppo risicato.
uquiorra90 – 1 anni fa
1 1
Cmq io leggendo l’articolo continuo a non capire cosa abbiano cancellato
Nel senso se un emittente privata vuol finanziare un prodotto ora non lo può più fare a meno che non sia per il servizio pubblico?… mi sembra un po strana come cosa xD
favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
A favorire i prodotti stranieri penso siano di per sé i prodotti stranieri a farlo… nell’ultimo 20enni si conteranno sulle dita di una mano i prodotti italiani meritevoli di una produzione a livello commerciale… di fatto in Italia l’animazione è progredita a livello di realizzazione, ma è rimasta vetusta a livello narrativo ed espressivo, per non parlare che i prodotti son quasi solo per bambini, quindi ancora più difficili da far esplodere
laVeve78 – 1 anni fa
2 1
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
laVeve78
Era un’analisi per far capire in che direzione tira il vento… non era un’analisi di fantapensione, stavo illustrando come il taglio descritto nell’articolo sia assolutamente comparabile a molti altri e mi è venuto in mente questo particolare che sarà sfuggito ai più (visto che i giovani non pensano spesso alle pensioni)
Frence
ripeto, cadendo ancora nell’OT, lascia stare l’esempio delle pensioni che gli esodati li hai scordati pure te nella tua analisi, e non erano certo giovani. E’ dal 2007 che c’è la pensione integrativa ma non mi dilungo perchè non è questa la sede……
Lino degli Allori – 1 anni fa
5 0
Cmq io leggendo l’articolo continuo a non capire cosa abbiano cancellato
Nel senso se un emittente privata vuol finanziare un prodotto ora non lo può più fare a meno che non sia per il servizio pubblico?… mi sembra un po strana come cosa xD
REPLYNewsFinanceCartoons3a
14 Novembre 2025, 17:04favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
A favorire i prodotti stranieri penso siano di per sé i prodotti stranieri a farlo… nell’ultimo 20enni si conteranno sulle dita di una mano i prodotti italiani meritevoli di una produzione a livello commerciale… di fatto in Italia l’animazione è progredita a livello di realizzazione, ma è rimasta vetusta a livello narrativo ed espressivo, per non parlare che i prodotti son quasi solo per bambini, quindi ancora più difficili da far esplodere
laVeve78 – 1 anni fa
2 1
sinceramente non darti alla fantapensione che oltre che essere OT non esiste proprio fare conteggi perchè le cose le fanno cambiare anche retroattivamente.
laVeve78
Era un’analisi per far capire in che direzione tira il vento… non era un’analisi di fantapensione, stavo illustrando come il taglio descritto nell’articolo sia assolutamente comparabile a molti altri e mi è venuto in mente questo particolare che sarà sfuggito ai più (visto che i giovani non pensano spesso alle pensioni)
Frence
ripeto, cadendo ancora nell’OT, lascia stare l’esempio delle pensioni che gli esodati li hai scordati pure te nella tua analisi, e non erano certo giovani. E’ dal 2007 che c’è la pensione integrativa ma non mi dilungo perchè non è questa la sede……
Lino degli Allori – 1 anni fa
5 0
Cmq io leggendo l’articolo continuo a non capire cosa abbiano cancellato
Nel senso se un emittente privata vuol finanziare un prodotto ora non lo può più fare a meno che non sia per il servizio pubblico?… mi sembra un po strana come cosa xD
favorendo, secondo i più informati, l’importazione di prodotti stranieri a scapito di quelli nostrani.
A favorire i prodotti stranieri penso siano di per sé i prodotti stranieri a farlo… nell’ultimo 20enni si conteranno sulle dita di una mano i prodotti italiani meritevoli di una produzione a livello commerciale… di fatto in Italia l’animazione è progredita a livello di realizzazione, ma è rimasta vetusta a livello narrativo ed espressivo, per non parlare che i prodotti son quasi solo per bambini, quindi ancora più difficili da far esplodere
uquiorra90
Ce la siamo anche un filo cercata comunque, a livello cinematografico avevamo un industria con degli artisti coi controcoglioni ma hanno deliberatamente deciso di non innovarsi e continuare a fare le solite due cose all’infinito: drammi e commedie, spesso e volentieri pure ciofeche, per forza che il pubblico alla lunga si rompe le palle. Giravano tanti soldi in quel settore, avessero investito decentemente a quest’ora avremmo potuto avere una situazione simile alla Corea che ci ha creduto davvero quantomeno a livello di serie tv e invece siam diventati una barzelletta pure lì.
Ripeto, è per me un industria che non si merita il respiratore artificiale dei fondi pubblici, non finchè non avrà dimostrato di poter creare roba al passo coi tempi (quantomeno a livello di sceneggiatura, quello costi non ne richiede) e aver rinnovato una classe di produttori e dirigenti che, da cosa vedo, non capisce un cazzo dei gusti del pubblico moderno
hhnn – 1 anni fa
5 1
Poco male.
Bisognerebbe dare un taglio anche a "Cinecittà" che esiste ancora solo perché per anni ha campato grazie alle accise.
Tom-son
si cosi il cinema locale muore perchè senza sovvenzioni i film di tutti gli stati europei sarebbero finiti per una semplice questione matematica : film usa in inglese viene venduto ad un bacino immenso rispetto ad un film girato in italiano o danese quindi un produttore americano/inglese può spendere una cifra considerevole per la promozione mentre un film italiano con una base d’utenza molto più limitata di solito spende per inserire i sottotitoli nei propri film il 90-100% dei film italiani negli stati uniti vengono mostrati in italiano con i sottotitoli al cinema ricordo che solo per la vita è bella ci fu un investimento importante per fare l’audio in inglese adesso so che anche il film della cortellesi è stato tradotto in inglese perchè ha avuto un grandissimo successo in italia e francia
Lino degli Allori – 1 anni fa
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Poco male.
Bisognerebbe dare un taglio anche a "Cinecittà" che esiste ancora solo perché per anni ha campato grazie alle accise.
Tom-son
si cosi il cinema locale muore perchè senza sovvenzioni i film di tutti gli stati europei sarebbero finiti per una semplice questione matematica : film usa in inglese viene venduto ad un bacino immenso rispetto ad un film girato in italiano o danese quindi un produttore americano/inglese può spendere una cifra considerevole per la promozione mentre un film italiano con una base d’utenza molto più limitata di solito spende per inserire i sottotitoli nei propri film il 90-100% dei film italiani negli stati uniti vengono mostrati in italiano con i sottotitoli al cinema ricordo che solo per la vita è bella ci fu un investimento importante per fare l’audio in inglese adesso so che anche il film della cortellesi è stato tradotto in inglese perchè ha avuto un grandissimo successo in italia e francia
hhnn
Il ragionamento terrebbe se almeno anche solo gli italiani apprezzassero, non è così e i dati lo mostrano, pochissimi film nostrani hanno presa sul pubblico nazionale, un buon 80/90% è sempre in rimessa perchè, cosa buona cosa brutta decide il mercato, il consumatore non è più interessato al tipo di pellicole proposte.
Alla prova dei fatti se neanche a chi è indirizzato interessa di cosa stiamo discutendo?
Thor12 – 1 anni fa
8 2
Ripeto, è per me un industria che non si merita il respiratore artificiale dei fondi pubblici, non finchè non avrà dimostrato di poter creare roba al passo coi tempi (quantomeno a livello di sceneggiatura, quello costi non ne richiede) e aver rinnovato una classe di produttori e dirigenti che, da cosa vedo, non capisce un cazzo dei gusti del pubblico moderno
E’ esattamente il mio pensiero. Anzi, secondo me l’essere finanziati dallo stato è una cosa che ha fatto più male che bene al nostro cinema.
Pensate ad esempio al film Oscar Joker di Todd Philips. Un film cupo, disturbante, allarmante, che usa una icona pop per parlare del problema della malattia mentale in un mondo iper-competitivo, ma lo fa con una morale volutamente ambigua. Il fatto che il mostro abbia delle ragioni per essere quello che è, non giustifica comunque le sue azioni. Ecco un film che non avrebbe mai e poi mai potuto essere prodotto in Italia, e che invece ha avuto un successo incredibile anche tra gli italiani.
Joker a parte (caso estremo), quando un settore è in crisi le cose andrebbero fatte più commerciali non più intellettuali (e non vale solo per il cinema).
Purtroppo invece la RAI aiuta i prodotti "ad alto valore culturale" invece che i prodotti "ad alto valore commerciale". E quindi, in sostanza, con le nostre tasse aiutiamo i prodotti che non vanno. Il finanziamento statale premia letteralmente prodotti che non piacciono e non funzionano.
Lo dimostra il fatto che prima degli aiuti economici avevamo film polizieschi, western, erotici, musicali (i film con Nino D’Angelo), commedie di alto e basso livello, film horror, d’animazione: avevamo di tutto e anche i film di altissimo livello culturale (perché è quando un’industria va bene che ti puoi permettere di rischiare un po’ di più con film meno commerciali, non il contrario).
Ora come ora gli aiuti al cinema italiano andrebbero aboliti in toto. Bisogna tornare ai produttori di una volta: quei miliardari che cacciavano un sacco di soldi di tasca loro, e la decisione se finanziare Cristian De Sica o Federico Fellini era una sacrosanta decisione loro e di nessun altro, perché ne avrebbero pagato le conseguenze di tasca loro.
E poi, quando il film usciva, i produttori rischiavano un infarto nell’attesa di scoprire se tale film avrebbe guadagnato tanto o poco. Ovvero se si sarebbero rifatti del mostruoso investimento speso, guadagnando tanto o poco oppure se avrebbero perso dei soldi, a volte anche tutti quanti.
Questo è il cinema (ma vale anche per TV, animazione, fumetti, quello che vi pare) come si fa in tutto il resto del mondo, altro che lavorare solo per convincere la commissione RAI a sganciare i quattrini.
E non si capisce perché da noi invece debbano essere le tasse degli italiani a finanziare le solite storie banali-autobiografico-esitenziali con le solite vicende comuni di gente comune, e poi ci lamentiamo se la gente snobba il cinema italiano perché mentre noi parliamo di divorzi, corna e crisi di coppia, gli americani ci sparano Joker e Avatar. O se preferite un esempio d’animazione, tanto per restare in tema, non lamentiamoci se la gente snobba l’animazione italiana perché mentre noi produciamo Dragonero – I Paladini e Ragazze dell’Olimpo, gli americani ci sparano Invincible e Ben 10 mentre i giapponesi… beh devo veramente commentare? XD
PS: E’ uscito tempo fa un libro intitolato Cinema di Regime, a proposito del cinema italiano contemporaneo. Non è che finanzino film e autori di valore basandosi su criteri oggettivi e imparziali, il meccanismo di cui si parla è solo l’ennesima fucina di tangenti, raccomandati, do ut des, ricatti politici, corruzione etc. (salvo rarissime e casuali eccezioni). Della serie "quello che fa mio cuggino è cultura, il tuo no."
 npepataecozz – 1 anni fa
1 5
Se uno guarda meno cartoni può fare più straordinari non pagati. E’ coerente con la linea del governo.
 Ironic74 – 1 anni fa
3 4
Comunque state andando tutti enormemente OT e vi prego di restare sulla notizia
Qui invece ci sono spunti all’argomento
https://m.dagospia.com/giusti-cartoon-italia-l-associazione-dei-produttori-d-animazione-italiani-con-un-comunicato-389042
Lino degli Allori – 1 anni fa
3 3
Comunque state andando tutti enormemente OT e vi prego di restare sulla notizia
Qui invece ci sono spunti all’argomento
https://m.dagospia.com/giusti-cartoon-italia-l-associazione-dei-produttori-d-animazione-italiani-con-un-comunicato-389042
Ironic74
Vabbè dai un minimo di tangente alla discussione lasciate che la prenda, è un tema con una miriade di ramificazioni specie quando legato al mondo dell’intrattenimento nazionale, se parlassimo solo dell’animazione italiana sarebbe una bolla di argomentazioni piccolissima e sterile in breve tempo
 Ironic74 – 1 anni fa
7 5
Non siamo fanpage, qui la politica è out fino a che non intacca appunto gli argomenti (che sono già tanti) del sito. Se si inizia a parlare di pensioni, elargizioni e via dicendo diventa una cosa ingestibile e francamente non è questa la sede
GianniGreed – 1 anni fa
5 3
Per chi è interessato alla situazione dei finanziamenti al cinema italiano di cui si discuteva, consiglio di guardare su YouTube i video di Svevio Moltrasio "Come muore il cinema in Italia", che analizza abbastanza bene la cosa.
Onemudaman – 1 anni fa
2 2
io adesso non seguo troppo la produzione italiana infatti di sto anno penso solo di ricordarmi solo Mary e lo spirito della mezzanotte di Enzo d’Alò e basta come film puramente italiano.
detto questo non so quanto cambierà davvero il panorama questo taglio quando la maggior parte delle produzioni italiane recenti degne di nota hanno quasi sempre avuto finanziamenti esterni ( la francia con La famosa invasione degli orsi in Sicilia o sono direttamente stranieri e netflix con zero calcare) (Manodopera è il film animato più italiano che conosca dopo toto sapore ed è stato fatto in francia da solo un discendente di famiglia italiana lol) o di Alessandro Rak .
Vabbe nel caso penso la francia sarà felice di accogliere i nostri talenti che scappano come Chiara Malta che ha appena codiretto Chicken for Linda
solista – 1 anni fa
4 3
film usa in inglese viene venduto ad un bacino immenso rispetto ad un film girato in italiano o danese quindi un produttore americano/inglese può spendere una cifra considerevole per la promozione mentre un film italiano con una base d’utenza molto più limitata di solito spende per inserire i sottotitoli nei propri film il 90-100% dei film italiani negli stati uniti vengono mostrati in italiano con i sottotitoli al cinema ricordo che solo per la vita è bella ci fu un investimento importante per fare l’audio in inglese adesso so che anche il film della cortellesi è stato tradotto in inglese perchè ha avuto un grandissimo successo in italia e francia
hhnn
la questione doppiaggio/sottotitoli nei film negli USA è un po’ diversa, non c’entrano i costi, ma i gusti degli americani
https://www.ilpost.it/2021/04/16/doppiaggio-inglese/
Come detto da altri il problema non è la lingua ma la storia/sceneggiatura.
Il giappone (e credo anche la korea) produce un marea di film/serie televisive per un bacino linguistico non poi così vasto, però produce di ogni genere e storia e così il settore campa.
Noi al di là de un posto al solo o il marsciallo rocca non riusciamo ad andare, e infatti non andiamo da nessuna parte.
Non è con i film politico-sociale-intellual-impegnato o i cinepanettoni che salvi l’industria cinematografica, anche perchè non li esporti.
Quanti film di fantascienza abbiamo prodotto?
Quanti di guerra?
O commedie non idiote?
Zero o troppo pochi.
hhnn – 1 anni fa
3 3
film usa in inglese viene venduto ad un bacino immenso rispetto ad un film girato in italiano o danese quindi un produttore americano/inglese può spendere una cifra considerevole per la promozione mentre un film italiano con una base d’utenza molto più limitata di solito spende per inserire i sottotitoli nei propri film il 90-100% dei film italiani negli stati uniti vengono mostrati in italiano con i sottotitoli al cinema ricordo che solo per la vita è bella ci fu un investimento importante per fare l’audio in inglese adesso so che anche il film della cortellesi è stato tradotto in inglese perchè ha avuto un grandissimo successo in italia e francia
hhnn
la questione doppiaggio/sottotitoli nei film negli USA è un po’ diversa, non c’entrano i costi, ma i gusti degli americani
https://www.ilpost.it/2021/04/16/doppiaggio-inglese/
Come detto da altri il problema non è la lingua ma la storia/sceneggiatura.
Il giappone (e credo anche la korea) produce un marea di film/serie televisive per un bacino linguistico non poi così vasto, però produce di ogni genere e storia e così il settore campa.
Noi al di là de un posto al solo o il marsciallo rocca non riusciamo ad andare, e infatti non andiamo da nessuna parte.
Non è con i film politico-sociale-intellual-impegnato o i cinepanettoni che salvi l’industria cinematografica, anche perchè non li esporti.
Quanti film di fantascienza abbiamo prodotto?
Quanti di guerra?
O commedie non idiote?
Zero o troppo pochi.
solista
beh il giappone ha 125 milioni di abitanti il doppio dell’italia e sono molto nazionalisti , basta vedere le classifiche del cinema giapponese nella top ten ci sono quasi prevalentemente film giapponesi
per la korea diciamo che netflix sta spingendo parecchio per i loro prodotti ma se domani netflix cambia polita tutti i prodotti koreani spariranno dal mercato internazionale e solo una questione di moda …
poi fortunatamente in italia/europa esiste la plurarità di pensiero e gli aiuti dello stato permettono ai registi di fare film d’essai o di genere diverso dallla massa che incassano poco niente
se togli questi veramente rimaniamo con il mono pensiero e sempre imposto dai brand e dal marketing fortunatamente lo stato permette a chi la pensa diversamente di esprimersi
PS : gli aiuti di stato sono anche per il teatro e altre forme di intrattenimento che non sono minimamente autosostenibili quindi preferisco che lo stato butti i soldi su questa libertà che in altre stronz@te tipo il ponte sullo stretto
PPS : ho letto l’articolo che hai postato sembra una supercazzol@ alla genialità di netflix ( che paga parecchio gli editori anche del post ) che una vera spiegazione diciamo che ha messo affermazioni per giustificare l’abbonamento di netflix
solista – 1 anni fa
1 2
film usa in inglese viene venduto ad un bacino immenso rispetto ad un film girato in italiano o danese quindi un produttore americano/inglese può spendere una cifra considerevole per la promozione mentre un film italiano con una base d’utenza molto più limitata di solito spende per inserire i sottotitoli nei propri film il 90-100% dei film italiani negli stati uniti vengono mostrati in italiano con i sottotitoli al cinema ricordo che solo per la vita è bella ci fu un investimento importante per fare l’audio in inglese adesso so che anche il film della cortellesi è stato tradotto in inglese perchè ha avuto un grandissimo successo in italia e francia
hhnn
la questione doppiaggio/sottotitoli nei film negli USA è un po’ diversa, non c’entrano i costi, ma i gusti degli americani
https://www.ilpost.it/2021/04/16/doppiaggio-inglese/
Come detto da altri il problema non è la lingua ma la storia/sceneggiatura.
Il giappone (e credo anche la korea) produce un marea di film/serie televisive per un bacino linguistico non poi così vasto, però produce di ogni genere e storia e così il settore campa.
Noi al di là de un posto al solo o il marsciallo rocca non riusciamo ad andare, e infatti non andiamo da nessuna parte.
beh il giappone ha 125 milioni di abitanti il doppio dell’italia e sono molto nazionalisti , basta vedere le classifiche del cinema giapponese nella top ten ci sono quasi prevalentemente film giapponesi
per la korea diciamo che netflix sta spingendo parecchio per i loro prodotti ma se domani netflix cambia polita tutti i prodotti koreani spariranno dal mercato internazionale e solo una questione di moda …
poi fortunatamente in italia/europa esiste la plurarità di pensiero e gli aiuti dello stato permettono ai registi di fare film d’essai o di genere diverso dallla massa che incassano poco niente
se togli questi veramente rimaniamo con il mono pensiero e sempre imposto dai brand e dal marketing fortunatamente lo stato permette a chi la pensa diversamente di esprimersi
PS : gli aiuti di stato sono anche per il teatro e altre forme di intrattenimento che non sono minimamente autosostenibili quindi preferisco che lo stato butti i soldi su questa libertà che in altre stronz
solista
Puoi anche produrre un film su altro senza bisogno dell’aiutino statale e senza scalfire la pluralità di pensiero. Anzi senza è maggiormente garantita visto che non rischi il "ti dò soldi ma devi parlare bene di questo e quello. Diversamente non vedi un centesimo
"
Sul bacino 60mil o 128 poco conta era per dire che anche se non il miliardo di possibili utenti i film li produci… Se vuoi e se produci cose di qualità.
hhnn
volothamp – 1 anni fa
0 0
Meteoheroes era carino come serie e ai miei figli è piaciuta parecchio
https://it.wikipedia.org/wiki/MeteoHeroes
uquiorra90 – 1 anni fa
0 0
Meteoheroes era carino come serie e ai miei figli è piaciuta parecchio
https://it.wikipedia.org/wiki/MeteoHeroes
volothamp
Allinzio avevo letto Meteorismos, per fortuna era diversa xD
MayuriK – 1 anni fa
1 4
Purtroppo questo governo non pare avere molto a cuore la cultura… l’animazione in Italia poi è purtroppo poca cosa e 6’000 persone non hanno quasi nessun potere di contrattazione.
Dovremmo prendere spunto dai cugini francesi e invece…
solista – 1 anni fa
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Purtroppo questo governo non pare avere molto a cuore la cultura… l’animazione in Italia poi è purtroppo poca cosa e 6’000 persone non hanno quasi nessun potere di contrattazione.
Dovremmo prendere spunto dai cugini francesi e invece…
MayuriK
anche lo stesso settore ci mette del suo:
https://www.wired.it/article/enzo-d-alo-film-nuovo-animazione-intervista/
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3.
Davvero le tasse in Italia aumentano sempre dagli anni ’70?
02 apr 19
Ansa
Il 18 marzo Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano La Verità, è stato ospite di Stasera Italia (Rete 4). Durante il suo intervento ha parlato di come in Italia la pressione fiscale sia sempre cresciuta dagli anni Settanta ad oggi, portando ad un aumento della tassazione e ad un debito pubblico elevato.
Secondo Belpietro (min. 0’44”) in Italia «le tasse erano più basse negli anni Settanta e sono continuamente aumentate», portando «ad una tassazione elevatissima e un debito pubblico ancora più elevato».
È davvero così? Scopriamolo.
Gli anni Settanta e le tasse
All’inizio degli anni Settanta, il sistema tributario italiano andò incontro a una profonda riforma che introdusse aspetti riconoscibili ancora oggi. A fine ottobre del 1972, durante il governo Andreotti II, venne stata introdotta in Italia l’Iva, entrata poi in vigore nel 1973; ancora oggi è la più importante imposta indiretta del nostro sistema tributario. Le riforme, che seguivano i principi di una legge del 1971, furono fatte con una serie di decreti, tutti datati 26 ottobre 1972: in quella stessa occasione venne introdotta l’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili e furono state modificate le imposte di registro, successioni, ipotecarie e catastali, le imposte di bollo, il contenzioso tributario, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, l’imposta sugli spettacoli e le tasse sulle concessioni governative.
Risale, poi, al 1974 l’introduzione dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) e l’Irpeg (l’imposta sul reddito delle società, dal 2004 sostituita dall’Ires). Queste imposte sono nate in sostituzione di altre che si pagavano in precedenza, come quella sulla ricchezza mobile o l’imposta complementare sul reddito.
L’Iva e l’Irpef costituiscono ancora oggi l’architrave del nostro sistema fiscale e sono tra le principali fonti di entrate per lo Stato. Nel 2018 le entrate fiscali derivanti dall’Iva sono state pari a circa 133,4 miliardi di euro. Il gettito Irpef, invece, è risultato pari a circa 187,4 miliardi di euro.
Oltre a esse troviamo anche l’Ires (l’imposta sul reddito delle società), introdotta nel 2004, che – per l’appunto – non riguarda i redditi delle persone fisiche ma di società. Altre entrate significative sono poi date dalle imposte sui carburanti e sui monopoli di Stato.
A partire da metà anni Ottanta il nostro Paese ha poi conosciuto una stagione di decentramento amministrativo che ha portato, negli anni Novanta e Duemila, a dotare gli enti locali di maggiore autonomia: a essi veniva riconosciuto più potere decisionale e dunque anche di spesa. Per sostenere finanziariamente tali cambiamenti nel nostro sistema tributario vennero introdotte, tra le altre, due importanti imposte di carattere locale: l’Ici e l’Irap.
L’introduzione dell’Ici (l’imposta comunale sugli immobili) risale al 1992. L’intento era quello di dotare i Comuni di risorse finanziarie e si pagava in base al possesso di immobili. La sua portata fu ridimensionata nel 2008 e dal 2012 è stata rimpiazzata dall’Imu.
L’Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive) è invece un’imposta che colpisce le attività produttive e il cui gettito è destinato alle regioni. Altre imposte dirette al sostentamento finanziario dei comuni oggi sono la Tasi e la Tari che, dal 2014, concorrono assieme all’Imu a formare l’Iuc (l’imposta unica comunale).
Come hanno inciso i cambiamenti dagli anni Settanta ad oggi
Il database messo a disposizione dall’Ocse, una delle più importanti istituzioni economiche mondiali, aiuta a inquadrare l’andamento nel tempo delle entrate fiscali italiane.
Un primo indicatore utile allo scopo è quello relativo alle entrate fiscali in percentuale del Pil – la cosiddetta “pressione fiscale” – che indica la quota del prodotto interno lordo che è incanalata dallo Stato attraverso le tasse.
Grafico 1: Entrate fiscali in percentuale del Pil (in rosso il trend italiano, in nero la media dei Paesi Ocse) – Fonte: Ocse
Nel 1973 lo Stato prelevava mediante le imposte il 23 per cento del Pil. Nel 2017, secondo l’Ocse, tale valore è cresciuto fino al 42 per cento. La tendenza di lungo periodo è quindi chiara: in un quarantennio, la pressione fiscale è quasi raddoppiata in percentuale, ed è stata registrata una leggera inversione del trend solo in periodi limitati (tra cui gli ultimi anni).
Nel frattempo, anche la media Ocse è cresciuta, ma in modo molto meno netto – passando dal 27 per cento circa del 1973 al 34 per cento circa del 2017. L’Italia ha una pressione fiscale superiore alla media Ocse dall’inizio degli anni Ottanta.
C’è poi da fare un’altra considerazione: il Pil degli anni Settanta è molto diverso da quello degli anni Duemila. Secondo i dati della Banca Mondiale, infatti, la ricchezza prodotta dal nostro Paese valutata a prezzi costanti nel 1973 ammontava a 52 miliardi di euro, mentre nel 2016 ammontava a 1.681 miliardi. Possiamo quindi stimare che nel 1973 il prelievo totale ammontasse a 12 miliardi di euro circa mentre nel 2016 la pressione fiscale, sulla base dei medesimi dati, può essere stimata in circa 700 miliardi. Quindi il prelievo dello Stato dal 1973 ad oggi è cresciuto sia in termini percentuali che in termini assoluti.
Se poi guardiamo ai vari tipi di tributi fiscali, la curva relativa all’Irpef (che tassa cioè i guadagni delle persone fisiche) ha un andamento molto simile a quello delle entrate fiscali in generale. Qui la differenza con gli altri Paesi Ocse è più evidente, perché altrove le imposte sui redditi sono, in media, in leggero calo da circa trent’anni.
Grafico 2: Valore delle imposte sul reddito in percentuale del Pil (in rosso il trend italiano, in nero il trend della media dei Paesi Ocse) – Fonte: Ocse
Meno simile la tendenza relativa alle imposte su beni e servizi, tra le quali è ricompresa l’Iva, anche se un trend di crescita è ben visibile anche qui (grafico 3).
Grafico 3: Valore delle imposte su beni e servizi in percentuale del Pil (in rosso il trend italiano, in nero il trend della media dei Paesi Ocse) – Fonte: Ocse
Il dato relativo alle imposte sulla proprietà invece vede un aumento più “tardivo” rispetto alle imposte viste finora. La crescita marcata inizia a partire dagli anni Novanta, come conseguenza dell’introduzione dell’Ici. Anche in questo caso però si nota un trend di crescita, con un calo tra il 2005 e il 2008 e una nuova impennata nel 2011 al momento dell’introduzione dell’Imu (grafico 4).
Grafico 4: Tasse sulla proprietà in percentuale al Pil (in rosso il trend italiano, in nero la media dei Paesi Ocse) – Fonte: Ocse
L’evoluzione del debito pubblico
Maurizio Belpietro ha indicato la tassazione come conseguenza dell’impennata del debito pubblico. Non è possibile stabilire con certezza se ci sia una correlazione diretta fra debito e tassazione, ma è possibile farsi un’idea confrontando i trend dei due indici nel tempo.
Il rapporto debito/Pil è uno degli indicatori più usati per avere una misura dell’indebitamento o meno di un Paese e, grazie ad esso, possiamo confrontare l’andamento del debito con quello delle entrate fiscali.
Il trend degli ultimi quarant’anni circa è sintetizzato nel grafico che segue.
Grafico 5: Rapporto debito/Pil, anni 1973-2017 – Fonte: Fondazione Luigi Einaudi
In una generale crescita di lungo periodo, possiamo notare due fasi di crescita separate: un primo ciclo va dal 1973 fino al 1995, durante il quale la crescita del rapporto è legata all’aumento delle spese sociali (tra le tante riforme di quegli anni, nel 1978 fu varato il Servizio Sanitario Nazionale) e a scelte di politica economica orientate all’espansione della spesa per guidare la crescita. Un secondo ciclo va dal 2008 ad oggi, e si è caratterizzato per la diretta correlazione con la crisi finanziaria.
Non dobbiamo dimenticare che quello fra debito e Pil è un rapporto e può aumentare sia se aumenta il numeratore (cioè il debito) sia se diminuisce il denominatore (cioè il Pil). Nel primo ciclo (1973-1995) la variazione del rapporto debito/Pil è associata a un aumento sostenuto del debito, nel secondo è invece legata ad una diminuzione del Pil. Fra i due periodi di crescita, è da segnalare un periodo di contrazione di questo rapporto, fra il 1995 e il 2007: causa di ciò è stata l’adesione dell’Italia all’euro con la conseguente necessità di adeguarsi ai parametri di Maastricht (i requisiti economici che gli Stati dell’Unione devono soddisfare per l’ingresso nell’Unione economica e monetaria dell’Ue). Uno dei mezzi principali per adeguarsi ai parametri europei e per fare in modo di non sforarli nei periodi di crisi successivi è stato la tassazione.
Un altro indicatore che possiamo usare è l’andamento della spesa pubblica a tutti i livelli di governo e, quindi, l’insieme delle risorse finanziare che lo Stato utilizza. Uno studio della Ragioneria Generale dello Stato realizzato nel 2011 mostra l’andamento della spesa pubblica dall’Unità d’Italia fino al 2009. La curva della spesa relativa all’Italia segue lo stesso andamento delle curve di pressione fiscale e rapporto debito/Pil.
Questo studio, pur aiutandoci ad avere un’idea sull’andamento della spesa pubblica durante il periodo che stiamo analizzando, non riporta però in maniera puntuale le stime annuali fino ad oggi. Per guardare a questi dati ricorriamo nuovamente alla banca dati Ocse, con la precisazione che questi valori sono disponibili, per il nostro Paese, dal 1995. I dati sono comprensivi di interessi sul debito.
Grafico 7: Spesa pubblica in percentuale del Pil 1995-2017 – Fonte: Ocse
Come per i dati di entrate fiscali e rapporto debito/Pil, anche in questo caso notiamo una crescita costante della spesa pubblica dai primi anni Settanta alla fine degli anni Ottanta, una forte impennata nei primi anni Novanta cui segue una discesa e una stabilizzazione a cavallo del nuovo millennio e una nuova salita allo scoppio della crisi.
Inoltre, sempre secondo i dati Ocse, il debito pubblico italiano è il terzo valore più elevato al mondo, preceduto solo dal Giappone e dalla Grecia.
Tiriamo le somme
Per agevolare il confronto fra i diversi indicatori analizzati, li abbiamo riassunti in un unico grafico.
Grafico 8: Entrate fiscali, rapporto debito/Pil e spesa pubblica – Fonte: Rielaborazione di Pagella Politica su dati Ocse e Fondazione Einaudi
Mettendo assieme i tre grafici, è evidente come il raddoppio delle entrate fiscali in percentuale di Pil nell’arco di quarant’anni è stato insufficiente a far fronte alla spesa pubblica. Questo vale anche nel periodo più “virtuoso” degli anni in esame (dal 1995 al 2007). In generale, quindi, il debito pubblico è cresciuto nel tempo nonostante l’aumento delle tasse.
In conclusione
Maurizio Belpietro ha ragione quando afferma che la pressione fiscale è andata sempre aumentando dagli anni Settanta ad oggi: come abbiamo visto, ciò vale sia in termini di percentuale del Pil sia in termini assoluti, con pochi periodi di eccezione.
Ha ragione anche nell’affermare che ad oggi ci ritroviamo con una tassazione molto alta, nel confronto con gli altri Paesi: la media dei Paesi Ocse (la linea nera del primo grafico) per quanto riguarda la percentuale di entrate fiscali si aggira attorno al 32 per cento al 2017, mentre il dato italiano è di dieci punti superiore (42 per cento). Quanto al debito pubblico, il nostro rapporto debito/Pil è oltre il 131 per cento (152 per cento se consideriamo nel dato anche i debiti delle amministrazioni locali).
Una correlazione fra l’incremento delle imposte e l’aumento del debito pubblico non è immediatamente visibile e verificabile. È però possibile evidenziare che la crescita della tassazione nel tempo, sebbene sostanziosa, non è stata in grado di far fronte all’aumento delle uscite della pubblica amministrazione. Uno dei risultati è stato il debito pubblico che ben conosciamo.
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IL GOVERNO DEL "MADE IN ITALY" S’E’ PIEGATO AI LOBBYSTI AMEREGANI? – MARCO GIUSTI: "’CARTOON ITALIA’, L’ASSOCIAZIONE DEI PRODUTTORI D’ANIMAZIONE ITALIANI, ACCUSA IL GOVERNO DI AVER ELIMINATO LA POSSIBILITÀ DI INSERIRE SOTTOQUOTE DI PROGRAMMAZIONE E DI INVESTIMENTO, DA PARTE DI TV PRIVATE E DI PIATTAFORME – QUESTO PORTERÀ A UNA PESANTE CRISI DEL SETTORE E PER I PRODUTTORI ITALIANI È INSPIEGABILE…
22 mar 2024 14:20

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Marco Giusti per Dagospia
CARTOON ITALIA
E i cartoni animati italiani? Ve li producete con i soldi vostri. Ma non dovevamo sviluppare il Made in Italy? Non dovevamo rafforzare il prodotto italiano all’estero? Cartoon Italia, l’associazione nazionale dei produttori d’animazione italiani, con un comunicato stampa di battaglia della sua presidentessa, Maria Carolina Terzi, accusa il Consiglio dei Ministri, contro il parere del MIC e della Commissione Cultura, di aver deciso di bloccare l’animazione italiana lasciando così alle major americane e orientali campo libero nel mondo dei cartoon.
CARTOON ITALIA
Proprio ora che l’animazione italiana stava riscuotendo successo internazionalmente, vedi il César a “Linda e il pollo” co-diretto da Chiara Malta, i premi dell’anno scorso a Annency, e i due film presenti quest’anno al festival a giugno. Premi e riconoscimenti che spingono tanti ragazzi e ragazze a frequentare scuole d’animazione e a lavorare nell’animazione. Spesso anche sottopagati per la mancanza di leggi protettive, come accade in Francia, dove il cinema animato di produzione nazionale ha un suo giusto riconoscimento economico e culturale da parte dello stato. Ma di questo passo l’unica strada sarà andare a lavorare all’estero.
Maria Carolina Terzi
“Non comprendo la scelta di questo Governo”, scrive Maria Carolina Terzi, “di mettere in ginocchio un comparto industriale che consta di oltre 50 aziende che dà lavoro a 6.000 giovani con un’età media tra i 20 e i 30 anni e che crea contenuti per bambini veicolando i valori che appartengono alla nostra tradizione culturale. Dal governo una miopia che impedisce la crescita naturale e necessaria per un comparto industriale e creativo, eccellenza del Made in Italy”.
NETFLIX
In pratica, il Consiglio dei Ministri nella revisione del Testo Unico dei Servizi Media Audiovisivi (TUSMAV) ha eliminato qualsiasi possibilità di inserire, come hanno in Francia, sottoquote di programmazione e di investimento, diciamo un 7%, da parte di televisioni privati, leggi Mediaset, e di piattaforme che operano in Italia, da Netflix a Amazon, da Disney a Apple tv, per produrre serie e cartoni animati. Questo avrebbe dato ossigeno e maggiore forza a tutto il settore.
ZEROCALCARE
Oggi, senza la sottoquota statale, se Netflix vuole produrre, che ne so, la nuova serie di Zerocalcare, lo fa senza nessun aiuto da parte dello stato. Come fanno in ogni parte del mondo. Secondo Cartoon Italia, questo porterà a una pesante crisi del settore, che in pratica vuol dire lasciare campo libero alle sole produzioni estere sulle nostri tv. Tutto questo per i produttori italiani è inspiegabile, visto che per la sottoquota animazione avevano già espresso parere favorevole il Ministero della Cultura, sia il Sangiuliano che la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, sia la Commissione Cultura della Camera, cioè il presidente Federico Mollicone.
pier silvio berlusconi
Qualcuno avrebbe quindi operato un voltafaccia a favore delle “lobby delle piattaforme on demand americane” e delle televisioni private, come Mediaset, che non avevano nessuna voglia di produrre cartoni animati per l’infanzia. Un bel regalo, insomma. Anche se Cartoon Italia precisa che aveva studiato una formula che già esentava dalla produzione le reti generaliste riottose all’argomento.
“È un vero peccato che in Italia non si comprenda l’importanza che ha la produzione di animazione, un linguaggio molto apprezzato dal pubblico come dimostrano gli incassi. Le società italiane sopravvivono con Rai Kids e lavorando per produzioni straniere. Alcune delle nostre eccellenze e talenti nel campo sono emigrati all’estero, mentre tutti gli altri paesi europei sono diventati grandi produttori e esportatori di film e serie, sia per bambini, che per adulti. L’animazione è la forma di cinema più facile da esportare, ha spesso un linguaggio universale dove il doppiaggio non è un problema”, commenta Andrea Occhipinti, CEO di Lucky Red.
NETFLIX – DISNEY+ – HBO MAX – APPLE TV – AMAZON PRIME VIDEO
La RAI rimane così l’unico partner finanziario dell’intera industria dell’animazione italiana, con una conseguente limitazione dell’offerta di contenuti, si legge nel comunicato. Via qualsiasi possibilità di sperimentare e di rinnovare tecniche e narrazioni. La nostra industria, composta in grande parte di giovani, non potrà che essere schiacciata dal peso delle più ricche produzioni americane e asiatiche.
E i migliori talenti, come già sta capitando, andranno all’estero. Non si tratta quindi di produrre i film dei cinematografari “radical chic” tanto odiati da Genny Sangiuliano, e posso capire che non vogliano produrre i film sui mal di pancia della gente di sinistra come le commedia vacanziere alla Virzì o sul malessere dei ricchi del nord, vedi i film di Ginevra Elkann, quanto di far respirare e lavorare un settore che sta dando lavoro ai più giovani e ai più talentuosi.
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Cultura
Venerdì 16 aprile 2021
Gli americani stanno scoprendo il doppiaggio
Per decenni non ne hanno avuto bisogno e lo hanno spesso deriso, ma ora qualcosa sta cambiando: ovviamente c’entra Netflix
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(La casa di carta)
Storicamente, gli spettatori statunitensi non hanno mai avuto molto a che fare con i doppiaggi perché la maggior parte dei film che guardano sono in inglese e perché, perlomeno nei cinema, sono abituati a guardare in lingua originale e con i sottotitoli i pochi film stranieri che arrivavano. Al punto che, sempre storicamente, per gli americani è tendenzialmente strano e alle volte persino offensivo che qualcuno possa parlare in inglese sostituendosi alle voci originali di Brigitte Bardot, Roberto Benigni o Marlene Dietrich. Ma le cose stanno cambiando. In parte perché ormai, anche negli Stati Uniti, serie e film si guardano a casa, su schermi piccoli o piccolissimi e spesso facendo altro. E in gran parte perché, soprattutto grazie a Netflix, sempre più contenuti audiovisivi di successo – anche negli Stati Uniti – arrivano da paesi in cui non si parla inglese.
Breve storia del doppiaggio in inglese
La prima cosa da fare, pensando alla storia di film e serie doppiati in inglese, è cambiare prospettiva. Perché, come dice con grande sintesi la pagina inglese di Wikipedia dedicata all’argomento, «in Italia il doppiaggio è sistematico». Se l’Italia con la sua “grande scuola del doppiaggio” (come viene spesso definita dagli stessi italiani) è a un estremo, gli Stati Uniti – e in generale i paesi in cui si parla inglese – sono all’altro. Per molti spettatori anglofoni, in genere poco abituati a vedere le labbra muoversi in una lingua e le parole arrivare in un’altra, l’effetto – noto come lip-flapping – è di certo più straniante, forse pure fastidioso.
Per decenni, soprattutto nella seconda metà del Novecento, ci si era abituati al fatto che i grandi film stranieri e spesso europei, per esempio di Federico Fellini o Jean-Luc Godard, andavano visti al cinema e andavano visti con i sottotitoli. Sicché il doppiaggio cinematografico fu per la gran parte relegato all’animazione e a pochi altri contesti.
Quando si parla della non particolarmente lunga e non particolarmente fortunata storia del doppiaggio negli Stati Uniti, si cita spesso il caso di U-Boot 96, film di guerra tedesco del 1981 con velleità da blockbuster internazionale. Nei cinema statunitensi U-Boot 96, che parla dell’equipaggio di un sottomarino tedesco durante la Seconda guerra mondiale, arrivò in due versioni: una doppiata (in molti casi dagli stessi attori del film) e una con i sottotitoli. Quest’ultima andò molto meglio e finì quindi per essere usata per molti anni come prova del fatto che il doppiaggio non fosse cosa per gli Stati Uniti.


Oltre che nei contenuti di animazione, il doppiaggio trovò certi spazi nei film pensati per saltare i cinema e andare direttamente su videocassetta o DVD, dove comunque gli spettatori potevano scegliere anche la versione con i sottotitoli. Un altro caso peculiare riguarda invece il film Trainspotting, che era parlato in un inglese ricco di inflessioni ed espressioni scozzesi, e che quindi prima di arrivare negli Stati Uniti fu ridoppiato dagli attori stessi con un linguaggio che si pensava potesse essere più semplice per spettatori non britannici. «Gli attori all’inizio esitarono al pensiero di dover cambiare le loro interpretazioni originali ma poi il produttore Andrew Macdonald li convinse che la cosa avrebbe fatto bene agli incassi del film» scrisse il britannico Independent in un articolo dal titolo “Trainspotting fatto semplice per gli americani”.
Un altro e più recente caso di film straniero doppiato in inglese riguarda La vita è bella. Dopo il successo anche statunitense del film, la Miramax di Harvey Weinstein (uno dei produttori che più insistette con il doppiaggio) ne fece uscire una versione doppiata, che però non ebbe successo e ricevette anche una serie di critiche.


Su IndieWire, in un articolo dal titolo “La vita non è più bella, è doppiata” il critico cinematografico Anthony Kaufman scrisse:
Prima che vi parli di quella stranezza che è la versione doppiata della Vita è bella, guardiamo a cosa il doppiaggio fa all’esperienza cinematografica. La voce originale degli attori è sostituita con quella di qualcun altro, spesso da un altro paese. A parte il fatto che spesso la voce originale è sostituita con una di livello inferiore, rovinando così l’intera recitazione (immaginatevi il doppiaggio a teatro), è soprattutto molto strano che le labbra non si muovano al ritmo delle parole.
Dopo queste considerazioni, evidentemente piuttosto scontate se lette dall’Italia, Kaufman scrisse:
Ora, è ovvio che in Germania abbiano il loro doppiatore per Woody Allen, in Italia la loro voce per Harrison Ford e in Spagna la loro doppiatrice per Sharon Stone (in Francia, invece, hanno spesso il buonsenso di non doppiare i film), ma gli spettatori di questi paesi sono cresciuti dando per scontate quelle voci e quella stranezza che è il doppiaggio. Per fortuna noi no, e non dovremmo lasciare che succeda.
Nel 1996, il New York Times scrisse: «i distributori cinematografici statunitensi sembrano pensare che i loro connazionali siano disposti a guardare film doppiati tanto quanto i francesi potrebbero esserlo nel rinunciare ai loro croissant per iniziare a fare colazione con i cornflakes».
Anche nel caso delle serie tv, il problema quasi non si pose. Tutte le più costose, più apprezzate e meglio recensite erano in inglese.
– Leggi anche: Il “doppiese”, la lingua irreale delle traduzioni
E poi Netflix (e gli altri)
Da qualche anno, però, molte cose sono cambiate. Prima Netflix, poi Amazon Prime Video e dopo ancora tutti gli altri, hanno indirizzato le loro strategie commerciali in modo da diventare servizi globali. Che vuol dire soprattutto due cose: essere presenti in tutto il mondo, se possibile rendendo subito disponibile ovunque ogni grande novità; ma anche produrre contenuti in tutto il mondo, con l’ambizione di far sì che una serie spagnola possa andare benissimo in Spagna, ma magari anche in Giappone, e che una docuserie italiana possa interessare a qualcuno in Indonesia.
Netflix, per esempio, è presente da ormai un paio di anni in oltre 190 paesi e offre molti dei suoi contenuti in oltre 30 lingue diverse, grazie alla collaborazione con oltre 170 studi di doppiaggio in giro per il mondo. Oltre il 60 per cento degli abbonati di Netflix è in paesi diversi dagli Stati Uniti, e da quei paesi è arrivato anche l’83 per cento dei nuovi abbonati del 2020. Questo implica una grande opera di coordinamento tra nazioni diverse, tra l’altro con le dovute attenzioni e precauzioni per evitare che, condividendo un contenuto per farlo doppiare prima che esca, quel contenuto finisca illegalmente online. Ma anche un lavoro e un investimento senza precedenti: «nessuno mai a Hollywood si era dedicato al doppiaggio tanto quanto Netflix», ha scritto Bloomberg.
Già nel 2019, l’Hollywood Reporter spiegò che negli Stati Uniti i contenuti “localizzati” (un termine più tecnico, usato alle volte in riferimento al doppiaggio) «erano stati presi in giro o comunque trascurati» e che sebbene continuassero a essere «associati soprattutto a quei doppiaggi fatti male dei film di arti marziali o degli spaghetti western», qualcosa si stava muovendo. In relazione a Netflix, l’Hollywood Reporter parlò di investimenti sul doppiaggio che già da tempo crescevano di almeno il 25 per cento l’anno, e di una visione di contenuti doppiati con crescita percentuale a tre cifre percentuali.
Kelly Luegenbiehl, vicepresidente responsabile delle produzioni originali dell’area EMEA, che comprende Europa, Africa e Medio Oriente, disse: «Gli utenti dicono di preferire i contenuti in lingua originale, ma i dati a nostra disposizione mostrano che preferiscono invece quelli doppiati».
E visto che molti tra i contenuti più di successo di Netflix non sono girati in inglese, sembra che anche gli spettatori statunitensi ci stiano prendendo gusto. Secondo dati Netflix (quindi da prendere un po’ con le pinze) citati da Bloomberg, «lo spettatore medio statunitense oggi guarda il triplo dei contenuti doppiati rispetto al 2018». E già in quell’anno Denise Kreeger, a capo dell’area di Netflix esclusivamente dedita ai doppiaggi, disse a Variety che, negli Stati Uniti, la serie tedesca Dark e la brasiliana 3% erano state viste per la maggior parte in versione doppiata.
Un altro caso interessante ha riguardato l’interesse internazionale per una serie spagnola come La casa di carta, ma secondo Bloomberg, «nessuna serie manifesta il successo del doppiaggio meglio di Lupin», girata in francese e disponibile su Netflix dal gennaio 2021. L’86 per cento circa degli spettatori che hanno visto Lupin, ha scritto Bloomberg, lo ha fatto usando sottotitoli o con il doppiaggio. E, come abbiamo detto, c’è da pensare che molti abbiano preferito il doppiaggio, anche quelli che magari nei sondaggi dicono invece di preferire i contenuti in lingua originale.
«La cosa potrebbe sorprendere molta gente dalle parti di Hollywood» ha detto Brian Pearson, vicepresidente di Netflix «ma solo circa il 5 per cento della popolazione mondiale è madrelingua inglese». Sempre Pearson ha detto: «e c’è anche un numero sempre più grande di persone che vogliono il doppiaggio in inglese. Magari stanno facendo il bucato, o stanno facendo qualcos’altro mentre guardano Netflix, e non vogliono perdersi qualche parte della trama» (cosa che può succedere, se ci si distrae dai sottotitoli).
Tra chi più potrà beneficiare della crescita del doppiaggio negli Stati Uniti ci sono evidentemente i doppiatori. Il 56enne Pete Dobson è uno di loro, e a Bloomberg ha raccontato che arrivò a Hollywood con il sogno di fare l’attore e diventare il nuovo Paul Newman o il nuovo James Stewart. Non ci riuscì, ma fu comunque in grado di trovare piccole parti qua e là: è, per esempio, l’Elvis Presley di Forrest Gump.
Qualche anno fa Dobson diede voce inglese ad Arturo Roman, uno dei protagonisti di La casa di carta, e da lì iniziò una piuttosto proficua carriera di doppiatore, della quale ha detto: «Gli orari sono ottimi, e poi puoi venire vestito come vuoi, tanto non ti deve vedere nessuno».
– Leggi anche: Il dibattito americano sul doppiaggio
Tag:doppiaggio-film-netflix
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l’intervista
08.04.2024
Il cinema di animazione in Italia secondo Enzo D’Alò
I problemi? Indifferenza, intralci nella distribuzione e mancanza di investimenti: nel nostro paese si deve ricominciare sempre da capo

Enzo D’AlòMarco Provvisionato / ipa-agency.net
“L’animazione è la possibilità di raccontare con delle tecniche, che ormai padroneggio, delle storie dai contenuti forti, in maniera poetica e metaforica. L’animazione è un processo di identificazione e di partecipazione, un momento catartico. per chi vede trasformarsi alcuni personaggi in quelli che ritrova nella vita reale”. Parola di Enzo D’Alò.
Ed Enzo D’Alò non si discute, o non si dovrebbe, perché, è in primis un’artista da custodire e alimentare, tenersi caro. Gli addetti ai lavori, ma non solo, ne conoscono da anni la qualità, il valore, lo sguardo creativo, originale, qualità che di fatto lo hanno fatto diventare uno dei massimi esponenti dell’animazione a livello internazionale, basterebbe ricordare che nel 2010 il prestigioso Festival di Annecy, per i suoi 50 anni, lo ha invitato tra le 50 personalità d’onore appartenenti al cinema d’animazione mondiale. Eppure, un regista e sceneggiatore del suo calibro, in Italia, deve ogni volta ricominciare da capo, combattere con la burocrazia, la mancanza di investimenti, un certo timore dei distributori.
Una vera assurdità, per un protagonista dietro la macchina da presa, capace di realizzare, gioielli filmici come La gabbianella e il gatto, La Freccia Azzurra, Opopomoz, Pinocchio, o Momo alla conquista del tempo. O come il suo ultimo lavoro, uscito poi nel novembre 2023, presentato in anteprima alla Berlinale nella sezione ‘Generation KPlus’, parliamo di Mary e lo spirito di Mezzanotte, che con pazienza e amore, però, continua a promuovere, narrare, sostenere, diviso per Festival, eventi, meeting/workshop con giovani autori, com’è successo alla recente edizione di Cortinametraggio, dove lo intervistiamo in esclusiva.

Mary e lo spirito di Mezzanotte©️Aliante 2023
Cosa (non) funziona nell’animazione
“Diverse cose. L’investimento è proporzionale alla resa, alla riuscita. Mi sembra così evidente che se io investo 10, salvo eccezioni, ottengo 20, forse, ma se ne investo 500, sono sicuro di ottenere di più. Quando faccio un battage forte, so di avere un pubblico che mi segue, che va vedere i miei lavori, eppure ancora oggi sento qualcuno che mi dice “ah è uscito un tuo film”. Questo non deve accadere. Se parliamo di Mary e lo spirito di Mezzanotte, sono stati sbagliati i canali su cui è stato fatto il materiale di lancio: io capisco i problemi, i distributori hanno paura a investire i soldi, ma almeno quei pochi, se avessero ascoltato i nostri consigli, li avrebbero investiti, forse, senza sapere come sarebbero andate le cose, in un’operazione di marketing importante, iniziando molto prima”.
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Davide Morana: il legame speciale con lo sport
“Noi”, continua, “abbiamo avuto la fortuna, l’onore, di essere alla Berlinale. Il film era appena finito, ci prese alla sprovvista, preparammo al volo un manifesto. Ma poi ci siamo chiesti “perché i giornalisti italiani non ci intervistano?” Abbiamo saputo che l’ufficio stampa della distribuzione aveva detto di non intervistarci perché noi non avremmo fatto attività, senza dircelo, mettendoci così in imbarazzo coi co-produttori, perché se io sono a Berlino è ridicolo, non crede? Alla fine, siamo riusciti lo stesso a fare qualcosa, ma ben poco, alcuni giornalisti non sono stati neanche invitati all’anteprima stampa prima del Festival. È un tema importante: io sono convinto che se la gente avesse saputo dell’uscita, questo c’avrebbe dato visibilità, d’altronde lo abbiamo visto nei festival e proiezioni, dove continuiamo a sostenerlo, dove la gente si ferma a discutere, fa domande belle, profonde, anche i bambini. Ed è un orgoglio, abbiamo veramente raccontato qualcosa di comprensibile”.
La mancanza di investimenti e la volontà di portare lavoro in Italia
“In Italia si deve sempre ricominciare da capo, ma io non sono uno che si rassegna, anzi è il contrario. Ogni tanto scherzando dico che se fossi nato in Francia probabilmente avrei fatto 15 film, senza trascorrere questi anni a trovare soldi tra una pellicola e l’altra, ma li avrei passati a produrre, e fare il mio lavoro specifico. Quando faccio il film mi immergo, ci metto l’anima e per tanto tempo, con tutta l’equipe. Stacco completamente, riemergo, il mondo che rivedo è diverso però da quello che ho lasciato. Tutti mi dicono che è cambiato, e io ci credo. Ma ogni volta con i distributori è un po’ la stessa storia: con La Gabbianella e il gatto fu fatto un grande lancio e investimento, e i risultati si sono visti, così con Pinocchio. Io però mi ostino a dire, quando proiettano i miei lavori, vedo che la gente si incolla allo schermo, che entrano nel film, non si muove una mosca. Il problema è farli entrare nel cinema, perché una volta che sono dentro ci penso io, ma voi, distributori, dovete farli entrare”
Perché ripartire da zero?
“Non esiste una considerazione in Italia dell’animazione. Se vedi bene, non c’è. Se ci fosse non ci sarei solo io, o pochi altri, a tentare, ma una nutrita schiera di registi, come in Francia, che è l’esempio più evoluto. Dobbiamo combattere con l’indifferenza, l’ovvio, tutti dicono di sostenere l’animazione, ma quando si arriva al punto, trovi difficoltà, bandi non adeguati, problemi estesi anche in Europa. Un esempio concreto: non siamo nella lista dei David Giovani, mi devono spiegare perché, sono curioso di sapere quanti dei votanti hanno visto il film sulla piattaforma. I Premi César, in Francia, hanno una sezione “animazione”, i David di Donatello no”
“C’è tanta invidia nel mio settore, anche perché non sono un disegnatore. Ci sono persone che bravissime a farlo, da anni, che magari volevano fare il regista e si chiedono perché lui, cioè io, ha ottenuto i finanziamenti; è umano, ma è perché chi fa il film è un cantastorie. Sai nessuno mi ha chiamato per dirmi che aveva visto il ultimo film, e per farmi i complimenti. Il mondo dell’animazione non è facile. Esiste un preconcetto, a parole tutti sono bravi, c’è questa dicotomia tra teoria e realtà, ma quando vuoi un sostegno vero, non ce l’hai, l’animazione credo, psicologicamente, inconsciamente, è considerata un sotto genere, perché se no la curiosità di vedere un film, anche un addetto ai lavori, l’avrebbe. Io ho dovuto sudare per avere la stima, anche da parte di collaboratori con cui collaboravo da anni. Ho abitato in Lussemburgo per molto tempo, ma sono di nuovo in Italia, e penso sia importante riaffermare la mia identità”.
Ed è proprio da qui che con Enzo D’Alò parte una riflessione su Rokia nel deserto, la prossima sfida, tratta dal libro "Il principe della città di sabbia", scritto da lui stesso, con Gaston Kaboré, e Pierdomenico Baccalario.
“La mia storia africana”, dice. L’ottava meraviglia, per chi conosce lo spessore creativo del regista e lo attende. “Questa è una storia che nasce da una leggenda africana, che ho rielaborato e ricostruito. Un lavoro impegnativo. Stiamo cercando soldi, ma la sceneggiatura è finita: c’è un bel pacchetto di disegni preparatori realizzati dall’artista e illustratore Miguelanxo Prado Prado, una grande persona, simpaticissima, che lavorerà anche nel film, e non si limiterà a darmi i disegni, ma gestirà l’equipe di scenografia. Costruiremo il team definitivo quando avremo un quadro chiaro di dove potremmo mettere gli studi che lavoreranno, ma sarà una coproduzione tra Italia, Francia, Lussemburgo e Germania, ma io, in questo caso, sto cercando più soldi del solito in Italia, perché vorrei riuscire a portare molto lavoro. Siamo in questa direzione con Aliante, la società che ha prodotto i miei ultimi film. Conto di partire per fine 2024, per poi presentarlo nel 2026. Mi piacerebbe presentarlo a FES.PA.C.O, il Festival Panafricain du Cinéma de Ouagadougou che si svolge ogni due anni a Ouagadougou, in Burkina Faso”.
Analisi di una vita “animata”, votata alla ricerca.
“Tutti i lavori realizzati scandiscono la mia vita», continua D’Alò, «sono molto importanti, c’è un pezzo del mio percorso che corrisponde al momento in cui ho fatto quel film. Sono una persona molto istintiva, non mi ritengo un intellettuale. Racconto le storie per impeto, anche se le mie sceneggiature possono durare un anno, e ne faccio 200 versioni. Lavoro di pancia, è il mio modo per non guardare il progetto dall’alto, ma per essere dentro ad ognuno dei personaggi. Penso anche che il film è destinato ad un pubblico eterogeneo, e io ho il dovere di renderlo comprensibile. Mi piace restare autore, se ho carta bianca, me ne prendo la responsabilità, voglio però che la gente capisca quello che sto raccontando, per questo trovo gli strumenti più semplici, e devo ragionare in termini elastici tra quello che vorrei fare, e quello che invece voglio proporre, e che deve essere comprensibile, siano le scelte grafiche o musicali”
Il rapporto con la tecnologia
“È una grandissima risorsa, io ho fatto il passaggio. So cosa facevo prima, in molti pensano che il computer abbia reso economico il processo, non è così. Per quel che ci riguarda ha dato possibilità giganti, la tecnologia digitale ha eliminato gli acetati, la carta, ogni acetato rappresentava un personaggio, mentre oggi la maggior parte delle scene sono aiutate dai software, certo bisogna accettare dei compromessi sulla qualità, è impossibile ricreare il segno matita. Un tempo avevamo tavole dipinte su tavola, 1000 scenografie, tutto fatto in tradizione, da Pinocchio si è pi passati in digitale. La parte positiva è la qualità di intarsi, i livelli, adesso è più pulito, bello. Andiamo avanti col digitale”.
D’Alò spettatore
“Il piacere è sentire la passione del regista: penso a Perfect Days di Wim Wenders, a una certa dolcezza, poi vedo Povere Creature! di Lanthimos, bello, spettacolare, ma non sento l’emozione, il rapporto coi personaggi. Nessuno vorrebbe essere quelli, sono tutti giudicati, visti da sopra, è il tipo di cinema che non mi fa impazzire. Io amo Fellini: lui amava i personaggi, non sarebbe stato crudele con loro, sono tutti invece pieni di umanità. Ecco io spero di fare così”.
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14 Novembre 2025, 17:20Tanto orgoglio, ma nessun rimorso
“Sono il primo giudice di me stesso. Ci metto mesi, anni, a scrivere una sceneggiatura, la rileggo, ne discuto. Nessun rimorso però, più orgoglio. Se ripenso a La freccia azzurra oggi la rifarei diversa, rispetto a quella di allora, vedo delle ingenuità, scene che tagliere, ma sono contento di averlo fatto così. È un processo di evoluzione, tutto è molto relativo, rispetto a quello che ero prima. Mi piace come sono adesso, il cinema segue la mia vita”.

Mary e lo spirito di Mezzanotte©️Aliante 2023
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