Contratti pubblici: ecco quando decorre il termine per l’impugnazione dell’atto


∗ a cura dello Studio legale Francesco Maria Caianiello


La sentenza  del Consiglio di Stato, A.P., 2.7.2020, n. 12 affronta delicate questioni interpretative “conseguenti in primo luogo al mantenimento nell’art. 120, comma 5, del c.p.a. del richiamo all’art. 79 del ‘primo codice’ (d.lgs. n. 163/2006, n.d.r.) ormai abrogato, e in secondo luogo alla diversità di disciplina in materia di accesso, informazioni e pubblicità degli atti, contenuta nei due codici dei contratti pubblici susseguitisi nel tempo” (cfr. § 17 della sentenza).
Più precisamente, l’art. 120, comma 5, del c.p.a. dispone che il ricorso (principale o incidentale) e i motivi aggiunti avverso i provvedimenti concernenti le procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture “devono essere proposti nel termine di trenta giorni, decorrente, per il ricorso principale e per i motivi aggiunti, dalla ricezione della comunicazione di cui all’art. 79 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o, per i bandi e gli avvisi con cui si indice una gara, autonomamente lesivi, dalla pubblicazione di cui all’art. 66, comma 8, dello stesso decreto; ovvero, in ogni altro caso, dalla conoscenza dell’atto (…)”.
Sull’interpretazione del rinvio all’art. 79 del “primo codice”, l’Adunanza Plenaria aderisce all’orientamento secondo cui, stante l’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici di cui al d.lgs. n. 50/2016 (di seguito anche “secondo codice”), tale rinvio s’intenda effettuato al relativo art. 76 in tema di “Informazione dei candidati e degli offerenti”, nonostante il contenuto delle due norme non sia perfettamente coincidente (cfr. §§ 19 ss.).
D’altronde, “l’art. 76 del ‘secondo codice’ non contiene specifiche regole sull’accesso informale, in precedenza consentito per le procedure di gara dall’art. 79, comma 5 quater, del ‘primo codice’ (che contribuiva a dare un compiuto e prevedibile significato all’art. 120, comma 5, del c.p.a.)” (cfr. § 24); a tal proposito, dunque, considerata l’abrogazione delle disposizioni speciali previste dal “primo codice”, rilevano le disposizioni generali previste dall’art. 5 del d.P.R. n. 184/2006.
Più ampiamente, l’Amministrazione aggiudicatrice “deve consentire all’impresa interessata di accedere agli atti, sicché (…), qualora l’Amministrazione aggiudicatrice rifiuti l’accesso o impedisca con comportamenti dilatori l’immediata conoscenza degli atti di gara (e dei relativi allegati), il termine per l’impugnazione degli atti comincia a decorrere solo da quando l’interessato li abbia conosciuti” (cfr. § 25.2).
L’Adunanza Plenaria ritiene, in ogni caso, che il rispetto delle disposizioni di cui all’art. 29, comma 1, del “secondo codice”, concernenti la pubblicazione generalizzata degli atti sulla sezione “Amministrazione trasparente” del committente, “comporta la conoscenza legale di tali atti, poiché l’impresa deve avere un comportamento diligente nel proprio interesse” (cfr. § 29, lett. c).
Alla luce di siffatte considerazioni, e contestualmente segnalando alla Presidenza del Consiglio dei Ministri i difetti di coordinamento della normativa in esame, l’Adunanza Plenaria ha risposto ai quesiti sollevati dall’ordinanza di rimessione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, enunciando i seguenti princìpi di diritto.
CONSIGLIO DI STATO, ADUNANZA PLENARIA –
SENTENZA 2 luglio 2020, n. 12 MASSIMA

Il termine per l’impugnazione dell’aggiudicazione decorre dalla pubblicazione generalizzata degli atti di gara, tra cui devono comprendersi anche i verbali di gara, ivi comprese le operazioni tutte e le valutazioni operate dalle commissioni di gara delle offerte presentate, in coerenza con la previsione contenuta nell’art. 29 del d.lgs. n. 50 del 2016;
le informazioni previste, d’ufficio o a richiesta, dall’art. 76 del d.lgs. n. 50 del 2016, nella parte in cui consentono di avere ulteriori elementi per apprezzare i vizi già individuati ovvero per accertarne altri, consentono la proposizione non solo dei motivi aggiunti, ma anche di un ricorso principale;
la proposizione dell’istanza di accesso agli atti di gara comporta la ‘dilazione temporale’ quando i motivi di ricorso conseguano alla conoscenza dei documenti che completano l’offerta dell’aggiudicatario ovvero delle giustificazioni rese nell’ambito del procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta;
la pubblicazione degli atti di gara, con i relativi eventuali allegati, ex art. 29 del decreto legislativo n. 50 del 2016, è idonea a far decorrere il termine di impugnazione;
sono idonee a far decorrere il termine per l’impugnazione dell’atto di aggiudicazione le forme di comunicazione e di pubblicità individuate nel bando di gara ed accettate dai partecipanti alla gara, purché gli atti siano comunicati o pubblicati unitamente ai relativi allegati.

Il testo completo della sentenza è consultabile al seguente link: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza
 

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