Cosa ci ha insegnato
la pandemia e cosa fare
con le risorse del PNRR

Cosa ci ha insegnato </br>la pandemia e cosa fare </br>con le risorse del PNRR

La pandemia ha reso evidente l’importanza delle Reti nella gestione delle emergenze. Pur in presenza di significative carenze strutturali e di criticità operative, il sistema ha retto allo tsunami pandemico, anche grazie alla proficua collaborazione tra i Comuni e le strutture del SSN e al prezioso contributo del Terzo settore. E’ tuttavia emersa l’assenza di una vera e propria integrazione tra servizi sul territorio e tra questi e le strutture ospedaliere.
Inoltre, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana, il mutato contesto socio-epidemiologico, l’aumento delle fragilità e la frequente insorgenza di multi-patologie sul singolo paziente impongono una riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Criticità che sono presenti nel nostro Paese da molto tempo e alle quali è stata data una tiepida risposta. Giova infatti ricordare che la Legge Finanziaria 2007 aveva già previsto la creazione delle Case della Salute: strutture polivalenti in grado d’erogare prestazioni socio- sanitarie ai cittadini in un unico contesto e nello stesso spazio fisico. A distanza di 14 anni, ne risultano attive 493.
La missione 6 del PNRR, consapevole della centralità del territorio, ritorna con vigore sul tema prevedendo la creazione di nuovi presidi di cure intermedie: Case e Ospedali di Comunità. Il tutto con un’ottica “One Health”, basata sulla progettazione e attuazione di politiche, programmi, legislazione e ricerca con approccio multi-disciplinare e multi-professionale. Un progetto complesso e ambizioso.
Giova tuttavia ricordare che il nostro Paese è caratterizzato da territori fragili, distanti dai centri principali di offerta dei servizi essenziali e spesso abbandonati a loro stessi. Territori che coprono circa il 60% dell’intera superficie nazionale e che corrispondono al 52% dei comuni e al 22% della popolazione. La marginalizzazione di tali aree – lontane dai servizi essenziali – assume particolare rilevanza nazionale, che ben potrà essere arginata anche grazie a modelli organizzativi assistenziali integrati i cui attori principali sono: Comuni, ASL, Centri Accreditati, Farmacie e Medicina di Base.
Modelli che hanno l’obiettivo di ridurre il ricorso all’ospedalizzazione o al trasferimento in area urbana e di avvicinare l’assistenza sanitaria al cittadino, facilitandone l’accesso anche grazie alla telemedicina.


Il Direttore Scientifico e Responsabile del Dipartimento Salute ANCI Campania
Antonio Salvatore


 

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