Zes, le risorse ci sono. Marino: accelerare e coinvolgere i Comuni

Zes, le risorse ci sono. Marino: accelerare e coinvolgere i Comuni

All’Università Federico II di Napoli per parlare dell’impatto delle Zes (le zone economiche speciali) c’è un parterre guidato dal Rettore dell’ateneo, Matteo Lorito. Con lui, nella storica aula Pessina, ci sono il presidente di Anci Campania, Carlo Marino, il deputato Piero De Luca, relatore del provvedimento tendente alla sburocratizzazione e semplificazione di tutte le procedure amministrative nelle aree Zes, il professor Sandro Staiano, direttore del dipartimento di Giurisprudenza della Federico II, l’avvocato Giosy Romano, commissario di Governo per la Zes Campania e Antonio Visconti, presidente Asi di Salerno.
Si parla, davanti una platea di stakeholders,  dell’impatto delle Zes sugli ordinamenti giuridici  italiani ed europei, ma anche del riflesso diretto e immediato sui territori. Occhio puntato ovviamente sulle Zes della Campania istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2018 e comprende 29 aree e 37 Comuni.

Come è noto le nuove imprese e quelle già esistenti che avviano un programma di investimenti nelle zone economiche speciali possono beneficiare di incentivi che si concretizzano attraverso strumenti di agevolazione fiscale o semplificazioni di tipo amministrativo. «E’ un tema che finalmente arriva a una discussione ampia, seria e competente – ha detto il presidente Marino nel suo intervento -. Ora è necessario favorire la più ampia conoscenza delle opportunità localizzative nelle aree della Zes Campania sapendo che l’impatto delle zone speciali non riguarda unicamente imprese e operatori, ma anche i sistemi territoriali a partire dai Comuni. Ma occorre ora accelerare e coinvolgere i Comuni».

Tema su cui hanno convenuto tutti, a partire da Giosy Romano, dal 2015 presidente del consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale (ASI) della provincia di Napoli e presidente della CISE, la Confederazione Italiana per lo Sviluppo Economico, nominato commissario Zes lo scorso dicembre con decreto del presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi su proposta del ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, d’intesa con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. «Le domande di terreni su cui realizzare investimenti industriali sono aumentate significativamente – ha detto l’avvocato Romano – e con le Zes e i fondi del Pnrr, diventano appetibili anche siti finora trascurati».
«L’obiettivo  – aggiunge Piero De Luca, vicecapogruppo Pd alla Camera – è quello di attrarre sempre maggiori risorse e capitali, sostenere le imprese esistenti e incentivare l’insediamento di nuove aziende ed attività economiche. Per questo, dobbiamo rimuovere i principali fattori di criticità che limitano e frenano gli investimenti e la crescita infrastrutturale in queste zone del Paese strettamente legate alle aree portuali. Solo così potremo determinare le condizioni di contesto favorevoli, necessarie per creare sviluppo ed occupazione nel Mezzogiorno e in Italia.

La Campania oggi può vantare la disponibilità di 136 milioni per sette progetti infrastrutturali già approvati (due interventi di ferrovie, strade e altre infrastrutture in Valle Ufita, a Maddaloni, Nola, Fisciano, Salerno). Ma può attivare altri investimenti per un totale di 600 milioni. Infine per ciascun investimento è possibile ottenere un credito d’imposta da 100milioni.
E intanto che si cerca di fare delle Zes un volano di sviluppo, c’ il rischio che vengano sottratte al Sud delle quote del Pnrr. L’allarme arriva dallo stesso De Luca: «Ci giungono notizie sull’impiego reale di risorse del Pnrr destinate al Sud, che allo stato per alcuni Ministeri si rivela molto al di sotto della quota prevista del 40%. Come ha sostenuto in audizione il presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio Lilia Cavallari, i dati relativi ai finanziamenti indirizzati al Mezzogiorno dal Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Turismo si attestano, infatti, su valori compresi tra il 25 e il 30 per cento. Questo rilievo negativo si lega anche alle criticità rilevate da tante Amministrazioni del Mezzogiorno. I tecnici che dovevano arrivare nei Comuni del Sud ancora oggi non sono arrivati nel numero previsto. Rispetto al rischio di carenza di progetti pronti, sarebbe auspicabile poi immaginare studi di fattibilità standard da inserire negli stessi bandi di gara, semmai proposti dalla stessa Agenzia per la coesione. Un ulteriore aspetto problematico riguarda, infine, la presenza in alcuni bandi di requisiti limitativi che restringono la partecipazione e penalizzano soprattutto i Comuni del Sud. Bisogna adoperarsi al più presto per rimuovere le criticità riscontrate, che rischiano di far perdere occasioni strategiche per il Sud come gli interventi nelle scuole, per gli asili nido, la rigenerazione urbana, la riqualificazione ambientale, la transizione digitale».

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