Strutture sanitarie pubbliche e accreditate: arriva un contributo
contro il caro bollette

Strutture sanitarie pubbliche e accreditate: arriva un contributo </br>contro il caro bollette

L’incremento esponenziale dei costi energetici e dei fattori produttivi  sta mettendo a dura prova la tenuta della nostra economia – già seriamente compromessa dalla pandemia e dai sussulti geopolitici – con inevitabili quanto preoccupanti lacerazioni del tessuto socio-economico. Una situazione divenuta insostenibile anche a causa di una spirale inflazionistica senza precedenti per intensità e rapidità. Anche i diritti costituzionalmente garantiti – come il diritto alla salute – rischiano di essere messi in secondo piano. Il rincaro dei costi energetici, già manifestatosi nel 2021 ed esploso poi nel 2022, sta infatti impattando sui bilanci delle strutture sanitarie pubbliche e accreditate, minando la stessa continuità assistenziale. I costi per l’approvvigionamento del gas e di energia elettrica di tali strutture sono raddoppiati, in altre, quelle dotate di “apparecchiature energivore” (TAC, Risonanze Magnetiche, PET), l’impennata di tali costi sta minando l’equilibrio di bilancio e sta compromettendo la continuità aziendale.
Dall’analisi del Bilancio 2021 degli Ospedali dei Colli, approvato con deliberazione del D.G. n. 809 del 5.8.2022, emerge che, nel 2021, per energia elettrica e riscaldamento sono stati spesi 6,5 mln/€ rispetto ai 4,9 mln/€ del 2020: un incremento del 33%.
Il prospetto che segue illustra il trend del costo del gas metano dal 2017 al 2022 e le sue componenti, tra cui le imposte che pesano per circa il 18%.

Giova evidenziare la circostanza che le strutture sanitarie – a differenza di quelle operanti in altri settori – non possono detrarre l’IVA, sicché questa diviene un costo superiore.
A riguardo, il decreto “Taglia Bollette” (DL 130/2021) ha previsto l’IVA “light” con aliquota al 5% – più volte prorogata – per la somministrazione del gas metano ad uso industriale e per l’intero importo della bolletta (R.M. 47/E del 6.9.2022). Invece, per l’energia elettrica, l’aliquota è quella ordinaria. Un aumento di costi che tali strutture non possono “ribaltare” sul prezzo del “prodotto-servizio” – come accade negli altri settori regolati dal mercato – in quanto la loro remunerazione avviene a tariffe prestabilite e variabili solo in diminuzione.
Allo scopo di contribuire ai maggiori costi determinati dall’aumento dei prezzi delle fonti energetiche e al perdurare degli effetti della pandemia, il Decreto Legge n. 144 del 2022 ha previsto un incremento di finanziamento del fondo sanitario 2022 di 1,4 mld di euro, la cui ripartizione tra le Regioni avverrà in base ai criteri di riparto del F.S.N. con un Decreto Interministeriale (Salute e MEF) e previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni.
Alla Campania dovrebbe spettare una somma che oscilla tra 126 e 130 mln di euro, in base alla ripartizione del FSN 2021 avvenuta con Delibera CIPE del 3.11.2021
La tabella che segue ne illustra il dettaglio (Fonte: CIPE – Delibera 70 in G.U. 25 del 2022)

Le suddette risorse “integrative” saranno destinate sia alle strutture pubbliche che a quelle private accreditate. L’art. 5, comma 5, del Decreto n. 144 del 2022 stabilisce che le Regioni potranno riconoscere alle strutture private accreditate un “contributo una tantum” pari allo 0,8% del tetto di spesa alle stesse assegnato per l’anno 2022, in deroga ai vincoli della Spending Review, a fronte di una precisa resoconto dei maggiori costi da queste sostenute per le utenze di energia elettrica e gas.


Il Direttore Scientifico e Responsabile del Dipartimento Salute ANCI Campania
Antonio Salvatore

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